HomeLezioni di FotografiaCulturaCome i raggi X hanno rivoluzionato il restauro dei Dagherrotipi

Come i raggi X hanno rivoluzionato il restauro dei Dagherrotipi

Ricercatori della Western University hanno messo a punto una metodologia innovativa per restaurare dagherrotipi antichi, che si trovavano in condizioni di degrado avanzato.

Il team guidato dal professore di chimica Tson-Kong (TK) Sham ha perfezionato una tecnica originariamente esplorata nel 2018, mirata al recupero di questi storici manufatti fotografici compromessi dalla corrosione. I dagherrotipi, introdotti circa 180 anni fa dal francese Louis Daguerre, rappresentano una delle forme più primitive di fotografia.

Uno studio pubblicato in aprile dalla Western University, situata in Ontario, Canada, descrive come i ricercatori abbiano ricostruito queste prime immagini fisse attraverso una tecnica di imaging al sincrotrone. Utilizzando raggi X delicati, il team di TK Sham è riuscito a rivelare dettagli persino nelle lastre più corrose risalenti alla prima metà del XIX secolo.

Per questo processo, sono state impiegate le linee di luce VESPERS e SXRMB del Canadian Light Source (CLS) in Saskatchewan, Canada, e dell’Advanced Photon Source presso l’Argonne National Laboratory a Chicago, Illinois. Inoltre, la nuova tecnica sviluppata potrebbe avere applicazioni anche nella ricostruzione di altri manufatti storici danneggiati, come antichi testi e fossili.

I dagherrotipi utilizzati dai ricercatori

I dagherrotipi utilizzati per questo progetto di ricerca e restauro sono stati forniti sia da collezionisti privati che dalla Galleria Nazionale del Canada. Molti di questi erano notevolmente ossidati, un deterioramento accentuato da decenni di esposizione e, in alcuni casi, da tentativi di pulizia inadeguati precedenti.

Nonostante l’entità del danno in molte di queste lastre, la tecnica sviluppata dal team del professor Sham ha permesso di raggiungere livelli impressionanti di restauro. Questa metodologia potrebbe segnare una svolta significativa nella conservazione di vecchie immagini e altri oggetti storici, come sottolineato da un articolo della Western University.

L’articolo evidenzia anche le potenzialità di questa tecnologia nel restauro di manufatti e fossili che presentano deterioramenti superficiali. Potrebbe essere applicata, inoltre, al restauro di documenti antichi gravemente danneggiati.

Nel corso della loro ricerca, i ricercatori hanno rivelato immagini sorprendentemente dettagliate di soggetti vari, come un uomo e una donna vestiti in abiti eleganti tipici del 1850, un bambino avvolto in coperte, e una serie di ritratti risalenti a oltre 150 anni fa. Questi risultati dimostrano non solo il successo tecnico del progetto, ma anche il potenziale per riportare alla luce importanti frammenti della storia visiva.

Il restauro dei dagherrotipi grazie alla tecnica imaging sincrotrone

Questi particolari dagherrotipi erano estremamente deteriorati prima del loro restauro. Secondo il professor Sham, la tecnica di imaging sincrotrone del suo team è efficace quando le particelle dell’immagine rimangono intatte sotto la superficie danneggiata del dagherrotipo. Sham ha condiviso l’emozione di rivelare immagini che sembravano perse per sempre: “Rivelare immagini che sembravano perdute per sempre è la cosa più emozionante. Ci permette di osservare persone del XIX secolo che altrimenti non avremmo potuto vedere e di conoscere la loro storia e cultura.”

La dagherrotipia, inventata nel 1839, è un processo unico che non utilizza negativi. Le lastre di rame rivestite d’argento vengono trattate con sostanze chimiche specifiche per renderle sensibili alla luce, quindi esposte in una fotocamera dagherrotipica che cattura lentamente un’immagine mentre la luce imprime le forme visive. Le lastre sono poi trattate con vapori di mercurio per fissare permanentemente le immagini.

Nonostante la sua novità, la dagherrotipia fu sostituita da tecniche fotografiche chimiche più semplici entro 25 anni a causa delle sue difficoltà. Sham ha notato che il processo a raggi X usato dal suo team per esporre le immagini corrose potrebbe teoricamente danneggiare le lastre: “I raggi X di solito non danneggiano visibilmente i metalli, quindi non pensavo che avrebbero influito sulle lastre, ma forse le impurità chimiche o la corrosione stessa sul dagherrotipo si sono riscaldate e hanno lasciato un piccolo segno nel punto in cui è passato il raggio di luce dei raggi X.”

Esistono probabilmente migliaia di immagini dagherrotipiche deteriorate conservate in archivi e collezioni personali in tutto il mondo. Grazie a questa tecnica, molte di queste potrebbero essere nuovamente portate alla luce, recuperando il loro valore storico ed estetico.

Alessio Fabrizi
Alessio Fabrizi
Alessio, fondatore di Fotografia Moderna dal lontano 2015 con l'obiettivo di creare una community unita di fotografi italiani. Cerco sempre notizie che possano interessare gli appassionati di fotografia, mi diverto a fare recensioni di attrezzature fotografiche e consigliare con guide all'acquisto le migliori alternative sul mercato. Iniziata come passione è diventato in poco tempo uno dei portali più cliccati d'Italia arrivando a raggiungere più di 1 milione di appassionati ogni anno finendo per essere un lavoro a tempo pieno dove ogni giorno impiego il mio tempo per cercare notizie o migliorare il sito.
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