Conrad Schumann e Peter Leibing | Scatto per la libertà

Conrad Schumann e lo scatto per la libertà
Conrad Schumann e lo scatto per la libertà

Conrad Schumann e Peter Leibing | Uno scatto per la libertà di Emanuele Zanardini

La sala stampa era affollata. I giornalisti di ogni latitudine seduti ovunque, ai piedi del palco, ascoltavano annoiati la conferenza stampa del portavoce del governo della DDR (Repubblica Democratica Tedesca), Günter Schabowski.
Il funzionario elencava una lunga serie di piccole concessioni, fatte ai cittadini della Germania Est. Fu il giornalista italiano dell’ANSA, Riccardo Ehrman, con una domanda ad aprire una piccola breccia.
Schabowski dichiarò: «Ah… oggi abbiamo deciso su un nuovo regolamento che rende possibile per ogni cittadino della Repubblica Democratica Tedesca di… uscire attraverso i posti di confine… della…Repubblica Democratica Tedesca».

Mancava un piccolo dettaglio, cioè il momento nel quale queste concessioni sarebbero entrate in vigore.

Dettaglio del quale, purtroppo per lui, Schabowski non era a conoscenza. «Da quando queste nuove misure avranno effetto?» Sotto la pressione crescente dei giornalisti, preso dal panico, fece la dichiarazione che avrebbe cambiato il mondo: «Che io sappia… dovrebbero… dovrebbero avere effetto immediatamente. Da ora.»
(Fonte: Il post 01/11/2015 )

 Günter Schabowski annuncia involontariamente la caduta del muro.
Günter Schabowski annuncia involontariamente la caduta del muro.

Uno scatto per la libertà di Conrad Schumann, gli inizi

Era il 9 Novembre 1989!
Dopo 28 anni il Muro di Berlino, die Mauer, cadeva.
La Storia era iniziata nel Febbraio 1944, a Yalta, cittadina della Crimea, dove Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Iosif Stalin, si spartirono l’Europa che stava uscendo dalla Seconda Guerra Mondiale.

Le vicende successive portarono alla spartizione della Germania in due aree di influenza e, all’interno di essa, stessa sorte toccò alla capitale, Berlino. Berlino Ovest, assegnata ad americani, francesi e inglesi; Berlino Est ai sovietici.
Iniziava così la Guerra Fredda.

Nel 1961, in seguito ad anni di fughe di cittadini dell’est, verso la zona occidentale, e per proteggersi da un eventuale attacco fascista, il governo della DDR decise la costruzione di un muro lungo 155 chilometri, che dividesse fisicamente le due metà di Berlino e circondasse completamente Berlino ovest, rendendola di fatto un’isola blu in un mare rosso.
In una sola notte, tra il 12 e 13 Agosto 1961, migliaia di operai e militari, costruirono la prima barriera fatta di filo spinato.

Il mattino del 13, ignari di tutto, i cittadini dell’est si ritrovarono in una prigione a cielo aperto. Figli separati dai genitori; mogli da mariti; fidanzati da fidanzate; amiche da amici. Anche Conrad Schumann e Peter Leibing si ritrovarono su rive opposte, il 15 Agosto, al posto di blocco all’angolo tra Bernauer e Ruppiner Strasse.

Foto storica del muro di Berlino
Foto storica del muro di Berlino

Conrad Schumann e Peter Leibing, la storia

Conrad Schumann e Peter Leibing, erano entrambi 19 anni.

Il primo era un soldato incaricato della sorveglianza del nuovo confine. Il secondo un manovale della fotografia, inviato in fretta e furia a Berlino dall’agenzia Conti Press di Amburgo.
Nell’aria c’è qualcosa.

Sembra di essere ad un appuntamento preparato con cura. Insieme a Leibing c’è anche un cameraman di un cinegiornale e un furgone della polizia dell’ovest.
Conrad è nervoso. Sente che non vuole contribuire più a quel progetto.

Che ha un’unica possibilità di cambiare la sua storia. Dall’altra parte qualcuno lo incita a saltare il fossato. In lui scatta qualcosa, finalmente!

Prende la rincorsa, si libera dell’arma a salta sopra il filo spinato, atterrando dall’altra parte del muro.
Peter si coordina con Conrad, prende la mira con la sua macchina fotografica. Ha un solo colpo a disposizione. E colpisce il bersaglio.

Questa volta però non sarà per la morte, ma per la vita. Sulla pellicola resta impresso il salto di Conrad Schumann per la libertà. (Fonte: Fotocrazia, 18/09/2013)

Un salto per la libertà di Conrad Schumann
Un salto per la libertà di Conrad Schumann

«I miei nervi erano al punto di rottura. Avevo molta paura, sono sceso, ho saltato e sono entrato in macchina … in tre, quattro secondi era tutto finito.» racconterà Conrad.
Divenuto eroe suo malgrado della propaganda anti-sovietica.

Disse solamente di essere stato irritato dalla vista di un bambino in fuga all’ovest, trascinato indietro verso la prigionia a est. Il presidente americano Ronald Reagan volle incontrarlo. Ma il giovane non era preparato alla fama.

Conrad Schumann non riuscì a fuggire veramente. Cadde in depressione, l’alcool fu la sua compagnia.
Rimase in contatto con la famiglia attraverso le lettere che gli chiedevano di tornare e tutto sarebbe andato bene. «Solo molto più tardi mi sono reso conto di quanto fosse pericolosa questa situazione», ha ricordato in un’intervista del 1994. «Non sapevo che le lettere che i miei genitori mi scrivevano erano dettate dalla Stasi (la polizia segreta della DDR n.d.a.).»

Dopo la caduta del muro riuscì a tornare a casa, ma non fu la processione trionfante che aveva immaginato. «Ci sono ancora alcune persone che si rifiutano di parlare con me» ha detto. Il traditore era rimasto un traditore per molti, anche se il paese da lui tradito era scomparso.

Il 20 Giugno 1998, qualcosa si spezzò definitivamente. Dopo un litigio con la moglie uscì di casa e si impiccò a un albero. Non lasciò nessuna lettera di addio, solo un segno della sua fama effimera, la fotografia in compagnia di Reagan. (Fonte: Indipendent, 23/09/1998)

I racconti di Peter Leibing su Conrad Schumann

Peter Leibing racconta lo scatto per la libertà
Peter Leibing racconta lo scatto per la libertà

Peter Leibing racconta: «Il 13 agosto tutti noi siamo rimasti sorpresi dalla costruzione del Muro: era in fermento, ed era chiaro che qualcuno doveva andare a Berlino per fare foto di questo muro e degli eventi lì

L’addetto stampa della polizia della Germania ovest gli disse che «domani potrebbe essere interessante in Bernauer Strasse. Quindi ero lì il 15 agosto
«Mi sono affidato a qualcosa che doveva accadere. […] All’improvviso gettò via la sigaretta e fu con alcuni salti sul filo spinato. Saltò oltre il recinto
«Avevo esperienza dello Spring derby ad Amburgo, dove avevo imparato a fotografare correttamente un cavallo nel salto […]. Schumann sobbalzò e io premetti il grilletto esattamente nel momento giusto. Se si preme solo nel momento dell’azione, cioè quando supera l’ostacolo, è troppo tardi per uno scatto pulito

«Mi affrettai in seguito, alla più vicina stazione di polizia, dove Schumann era stato portato. Su sua richiesta, per prima cosa ha preso una costoletta di salsiccia di fegato, poi è stato interrogato e mi è stato permesso di scattare una sua foto lì di nuovo.»
Ti sei reso conto di aver scattato l’immagine di un secolo? «Non all’inizio. […] Prima dovevamo vedere se la foto fosse diventata qualcosa. […] È stato solo sull’aereo che ho cominciato a chiedermi che forse avevo fatto un quadro davvero grande.»

«In occasione di un servizio fotografico per il 25° anniversario del Muro di Berlino, l’ho incontrato [Schumann] di nuovo a Berlino e ho avuto modo di conoscerlo. In seguito l’ho visto ancora e ancora agli appuntamenti, ma ci siamo anche frequentati personalmente e anche privatamente, comprese le nostre mogli. […] Abbiamo sviluppato una piccola amicizia.»
(Fonte)

Per questa fotografia Leibing vinse l’Overseas Press Club Best Photograph award del 1961.
Continuò a lavorare come fotografo e direttore editoriale di diverse riviste.

Morì il 2 Novembre 2008.

La storia del Muro è costellata di tentativi di fuga. Alcuni riusciti, molti finiti in tragedia.
A quasi 30 anni dalla sua caduta, ricordiamo le immagini dei giovani che lo scavalcano, festanti e lo abbattono a suon di mazzate.

Dimenticando per un momento quanto sangue innocente è servito per erigerlo e mantenerlo in vita.

Racconto di Emanuele Zanardini