Cristina Vatielli, storia della fotografa romana

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Intervista a Cristina Vatielli, autrice del progetto "Le donne di Picasso"

Cristina Vatielli, protagonista dell’esposizione alla Galleria del Cembalo con “Le donne di Picasso”, si mette a nudo e racconta per noi com’è nata la sua passione per la fotografia e cosa le trasmette.

  • Ciao Cristina Vatielli, benvenuta su Fotografia Moderna, ti va di parlarci un po’ di te e di come è nata questa passione per la fotografia?

Ciao e grazie per questa intervista! La passione per la fotografia è nata quando ero piccola. Ho sempre visto mio padre con la macchina fotografica al collo. Con l’adorazione di una figlia femmina, ho iniziato ad imitarlo trasformando la sua passione nella mia professione.

  • Osservando i tuoi lavori sul tuo sito www.cristinavatielli.com si più notare come preferisci fotografare i momenti di vita reali, poche fotografie “di studio”, ma scatti di vita. Come mai?

Durante gli studi fotografici, mi ero dedicata molto alla fotografia in posa e alla stampa. L’incontro poi con Paolo Pellegrin e gli anni di lavoro con lui, mi hanno portata sulla strada del reportage. Mi piace molto denunciare storie taciute, cogliere i momenti e le espressioni giocando con la luce naturale. I ritratti sono una gran passione che ho iniziato ad approfondire di più negli ultimi anni dilettandomi anche con i ritratti in studio e gli still life. Devo ammettere che trovo molto divertente muovermi sul set.

  • La tua carriera comincia fin da giovane, hai lavorato accanto a molti fotografi.
    Chi ha portato più farina nel tuo sacco e sopratutto cosa?

Sicuramente l’esperienza con Paolo Pellegrin ha cambiato radicalmente la mia vita. Ho imparato che il lavoro del fotografo di reportage non è solo scattare, ma focalizzare prima ciò che si vuole raccontare, organizzare il lavoro, gli spostamenti, i contatti ecc.. Come costruire una storia con le immagini. Lui è e sarà sempre il mio grande maestro.

Un incontro che ha altrettanto cambiato il mio modo di scattare è stato con il fotografo Arno Rafael Minkkinen con il quale ho vissuto l’esperienza di fotografarci a vicenda. Con lui ho capito che si può parlare delle proprie sensazioni senza per forza doverle raccontare attraverso le storie esterne, ma cercando di mettere in scena le emozioni con il proprio corpo.

  • Nata a Roma, lavori a Roma, cosa pensi della capitale?
    Ti trasmette “la luce giusta” o preferisci trovare l’ispirazione altrove?

Adoro la mia città. Avendo viaggiato molto, riconosco che la magia di Roma è unica al mondo. La luce è perfetta e regala sorprese in ogni angolo. Sarebbe bello se lasciassero più possibilità di usare le locations che questa città nasconde. Quando ho visto la Grande Bellezza di Sorrentino mi sono chiesta perché tutte queste meravigliose location sono spesso nascoste a noi cittadini e quasi impossibili da fotografare data la burocrazia infinita..

  • Nei tuoi lavori possiamo trovare casi di nudo artistico, che rapporto hai con il corpo delle persone?

Ho un ottimo rapporto con il nudo, sia mio che degli altri. A volte è necessario scattare senza abiti per non dare un’icona temporale ma lasciare l’immagine sospesa nel tempo.

  • “Le donne di Picasso”, il tuo ultimo lavoro Ë esposto alla Galleria del Cembalo fino al 18 Giugno.
    Sono otto grandi ritratti che rappresentano  le donne che hanno maggiormente influenzato la vita sentimentale e lavorativa di Pablo Picasso.
    Com’è nata l’ispirazione verso questo progetto?

Il tutto è nato grazie allo spettacolo teatrale “Loves of Picasso” di Terry D’Alfonso. La mia carissima  amica e compagna di vita, Margot Sikabonyi interpretava Marie Thérèse Walter. Mentre provava il personaggio mi ha chiamata dicendomi che c’era qualcosa in queste donne che mi apparteneva. Su sua richiesta sono andata a fare le foto di scena durante le prove dello spettacolo, Ne sono rimasta impressionata. Venivano interpretate 3 donne: Olga, Marie Thérèse, Jacqueline. Da quel momento la ricerca sul tema è stata al limite dell’ossessivo. Ho passato due anni ricercando e provando diversi linguaggi per poter raccontare al meglio le otto donne che avevo individuato come maggiori influenze nella vita di Picasso. Ci sono voluti 4 anni per concludere il progetto. Sia per la mancanza di un budget economico sia per la difficoltà di ottener le locations desiderate.

Questo lavoro è anche il frutto di molte collaborazioni di amici e professionisti come Ippolito Simion, Fabric Factory, Simona Marra, Annalisa D’Angelo, Paolo Lecca, SESNUMLab e molti altri. i quali hanno tutti collaborato con la propria passione ed è anche grazie a loro che il progetto è stato riconosciuto ai Sony Awards.

  • La foto che ti trasmette di più di questa mostra? Puoi raccontarci cosa vedi in questo scatto?

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Scatto di Cristina Vatielli che raffigura Francoise Gilot al mare

Sicuramente tra le mie preferire c’è lo scatto che rappresenta Francoise Gilot. E’ un immagine che per me racchiude i mondi che più adoro: quello fotografico, essendo una citazione del famoso scatto di Robert Capa che ritrae Picasso e Francoise al mare. Dall’altra parte la storia dell’arte, perché come stile mi ricorda i quadri impressionisti, che ho amato molto durante gli studi scolastici e universitari. In più incarna la “Liberazione” in quanto lei è l’unica donna che, dopo averci condiviso 10 anni e 2 figli, ha avuto il coraggio di lasciarlo. Questo per me è un messaggio importante per ricordare tutte le donne che hanno impedito ai “Picassi” di impadronirsi della loro anima.

  • Hai fotografato tanto e scatterai ancora, come vedi il tuo futuro?

Credo in realtà di aver fotografato poco nella mia vita. Bisogna lavorare di più sui propri progetti, cercando di non lasciarli in secondo piano, ma dandogli la giusta importanza quotidiana. Le Donne di Picasso sono solo l’inizio di un lungo capitolo nella fotografia “staged” che mi diverte sempre di più. Spero di produrre i prossimi scatti in meno tempo ma sempre con la stessa qualità!

  • Che consiglio daresti a chi vuole avvicinarsi al mondo della fotografia?

Sicuramente, oltre a frequentare scuole e corsi fotografici scegliendo i giusti insegnanti, la cosa migliore è buttarsi subito nel lavoro come assistente, perché è il modo più veloce per imparare e comprendere a fondo il mondo lavorativo fotografico.

  • Bianco e nero o a colori?

Avendo per anni fatto la post-produzione in bianco e nero per molti fotografi, non posso che esserne una fautrice. Ultimamente però il colore mi sta regalando grandi emozioni, soprattutto in pellicola. Dipende molto dal tipo di lavoro e dalla tematica che si affronta.

 

Si conclude qui l’intervista con Cristina Vatielli, autrice del progetto “Le donne di Picasso” che potrete trovare esposto alla Galleria del Cembalo, qui maggiori informazioni
Potete visitare il suo sito www.Cristinavatielli.com per vedere i suoi lavori.

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