Danilo Garcia di Meo, “Letizia, storie di vite non viste”

Danilo-garcia-di-meo-letizia-sguardi
Danilo Garcia di Meo e il suo progetto presentato al Perugia Social Photo Fest "Letizia, storia di vite non viste"

Danilo Garcia di Meo, nato a Roma, accademia delle belle arti, specializzato in grafica e fotografia, affronta a occhi aperti temi molto importanti dal punto di vista sociale, di questi l’ultimo “Letizia, storie di vite non viste”

Danilo Garcia di Meo, benvenuto su Fotografia Moderna!

1)E’ la prima volta che su Fotografia Moderna si parla di fotografia “sociale”, ma questa volta siamo molto contenti di aprire le porte verso questo mondo.
Il tuo progetto “Letizia, storie di vite non viste” è molto forte, parla di questa ragazza Letizia con una tetra paresi spastica.
Come prima cosa voglio subito chiederti quanto è stato difficile?

Più che di difficoltà parlerei di complessità, quella che caratterizza la fotografia sociale, nella quale la cura estetica e tecnica entrano in relazione dinamica con il percorso di ricerca sociale, il quale a sua volta si porta dietro una elevata quantità di elementi con cui confrontarsi.
Tra questi, direi che è fondamentale l’elemento della relazione con l’oggetto della ricerca.
Nel caso di Letizia, le soggettività coinvolte in questa relazione sono molteplici: lei come donna, il suo percorso di vita, gli operatori sociali che l’accompagnano nella sua esperienza, il contesto territoriale.
La dimensione della complessità comporta la necessità di entrare nelle situazioni e nei processi, con consapevolezza e rispetto, e facile non è.

Danilo-garcia-di-meo-Letizia-storie-di-vite-non-viste4
Danilo Garcia di Meo e il suo progetto “Letizia, storie di vite non viste”

2)In Italia ancora siamo indietro anni luce sulla questione dei “diversamente abili”, sia dal punto di vista delle strutture ma anche mentale.
Siamo convinti che siano sempre in difficoltà e che abbiano sempre bisogno di una mano, dimenticando di conseguenza i loro pregi e le loro qualità.
Come vivi questa situazione?

Parliamo della capacità della nostra società di includere ogni persona, con le sue specificità e, dunque, con le sue diversità.
Il nostro Paese, oggi, secondo me, non è inclusivo.
Tu richiami gli stereotipi relativi alla disabilità e cogli nel segno: barriere architettoniche, barriere culturali, barriere comunicative.
Ad allargare lo sguardo, però, mi sembra che di stereotipi ci nutriamo anche nei riguardi di tante altre categorie: le donne, gli anziani, i minori, gli stranieri, i giovani.
Sono tutte persone, ma la loro intera esperienza viene ricondotta a un’etichetta, a una categoria.
Questa semplificazione svilisce ogni relazione, preclude opportunità preziose sia a chi nutre il pregiudizio che a chi lo subisce.

Danilo-garcia-di-meo-Letizia-storie-di-vite-non-viste
Danilo Garcia di Meo e il suo progetto “Letizia, storie di vite non viste”

3)I tuoi scatti sembrano far trasparire in Letizia una voglia di vivere commovente.
Una lezione di vita per molti fortunati che nemmeno se ne rendono conto.
Come si sono svolte le tue giornate durante questo progetto? Raccontaci, siamo veramente curiosi.

Le giornate al Centro Socio Educativo sono state caratterizzate dal clima che c’è in questo posto: un luogo aperto dove le associazioni del territorio vanno a fare musica, danza, teatro, eventi.
Tutto imperniato sull’accoglienza e, quindi, anche io sono stato accolto con simpatia ed entusiasmo; ho condiviso con Letizia e gli operatori sociali della cooperativa “Il Pungiglione” lo sviluppo del progetto fotografico e li ho seguiti nella quotidianità, si è creata una grande empatia; certamente questa esperienza me la porterò dentro.

Danilo-garcia-di-meo-Letizia-storie-di-vite-non-viste2
Danilo Garcia di Meo e il suo progetto “Letizia, storie di vite non viste”

4)” Non è stato sempre facile comunicare, soprattutto con coloro che non capivano la mia lingua, che è fatta di sguardi e cenni del capo”
Non pensi che si possa collegare alla fotografia questa frase?
Mi spiego meglio, la foto è lingua del fotografo, e l’inquadratura, le varie scelte tecniche dipendono da quello che vuole raccontare il fotografo di quello che trova davanti ai suoi occhi.
Tu cosa volevi raccontare con questo progetto “Letizia, storie di vite non viste”?

Innanzitutto, due parole sullo sguardo di Letizia: una potenza comunicativa rara. Secondo me, quel che resta a chi la conosce o vede le fotografie è l’espressività del suo sguardo.
Sembra un paradosso, ma io mi sono avvicinato a Letizia mentre cercavo di mettere a punto un progetto che raccontasse di vite non viste.
Mi capita spesso di osservare che una incredibile quantità di vite ci scorre accanto, noi le guardiamo ma non le vediamo perché abitano dimensioni che non sono le nostre, ed è come se non le decodificassimo. Le ignoriamo.

Danilo-garcia-di-meo-le-donne-del-muro-alto
Danilo con il progetto di teatro sociale “Le donne del muro alto” della regista Francesca Tricarico presso la sezione di alta sicurezza del carcere di Rebibbia.

5)Grazie mille per questo spazio dedicato al tuo ultimo progetto presentato al Perugia Social Photo Fest, ora siamo curiosi di conoscere chi è Danilo Garcia di Meo e di come è nata in lui la passione per la fotografia.

La risposta è semplice: mio padre ha sempre avuto una grande passione per la fotografia e già da piccolissimo  avevo in mano vecchie  rolleiflex e macchinette varie.

Danilo-garcia-di-meo-le-donne-di-cracovia
@Danilogarciadimeo

6)Sul tuo sito www.danilogarciadimeo.com abbiamo trovato altri progetti,  di cui “Per amore e per lavoro” che ho trovato molto interessante.
Un foto racconto di vite che hanno deciso di mettersi in gioco per fare della propria passione il proprio lavoro.
La tua passione è la fotografia, ma ti piace come lavoro?

“Per amore e per lavoro” mi ha dato l’opportunità anche di entrare in contatto con molte esperienze in cui scelte di vita impegnative, non facili, si sono rivelate positive.
E’ chiaro che anche questo progetto mi ha segnato profondamente, rafforzando la determinazione a fare della mia passione anche il mio lavoro.

danilo-garcia-per-amore-e-per-lavoro
@Danilogarciadimeo “Per amore e per lavoro” “[Primo premio concorso fotografico internazionale “I love my work” 2014]”
7)Sei un ragazzo giovane ma fotografi da persona navigata. Le tue fotografie non sembrano “Buttate li” per dipingere una situazione, ma danno l’impressione che tu abbia cercato e trovato la situazione.
Mi sbaglio?

Intanto c’è una differenza tra il lavoro su commissione e progetti che prendono corpo a partire da un interesse personale o un bisogno di approfondimento e indagine.
Sia “Letizia” che “Per amore e per lavoro” rientrano in questo filone di ricerca; di solito rifletto con attenzione sul contesto nel quale vado a fotografare e sulla composizione, ma una volta entrato nella situazione c’è inevitabilmente una forte istintività nello scatto.

danilo-garcia-di-meo-per-amore-e-per-lavoro
Danilo Garcia di Meo e il suo progetto “Per amore e per lavoro” “[Primo premio concorso fotografico internazionale “I love my work” 2014]”
8)Stiamo affrontando su Fotografia Moderna la questione della post-produzione. Tu come la vivi? Quanto è importante nel risultato finale? Che proporzione gli dai?

Io uso la post-produzione e le attribuisco molta importanza.
Tuttavia, la bella fotografia si fa con la macchina fotografica: la composizione, l’esposizione, i soggetti, lo scatto che sa stupire di una situazione incredibile.
La post-produzione può valorizzare, non sostituire.

per-amore-e-per-lavoro
PER AMORE E PER LAVORO
[Primo premio concorso fotografico internazionale “I love my work” 2014]
9)I giovani secondo te sono interessati alla fotografia perché va di moda mettere le foto su Instagram o è un avvicinamento inconsapevole al nostro mondo?

La fotografia rispetto al passato è certamente più alla portata di chiunque voglia praticarla; i social, dal canto loro, alterano decisamente la comunicazione, distorcono e a volte mistificano.
Tuttavia, essi possono avere anche la funzione positiva di favorire determinati processi, come una diffusione maggiore delle informazioni e, dunque, pure un avvicinamento al linguaggio fotografico.
Come sempre, per la maggior parte dei fenomeni, bisogna vedere l’uso che se ne fa.

olanda-e-belgio-danilo-garcia-di-meo
@Danilogarciadimeo

10)Bianco o nero?

Se la questione è il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ti rispondo che, per me, è sempre mezzo pieno.
Se invece parliamo dell’alternativa tra colore o bianco e nero, la risposta è il colore.

Grazie Danilo Garcia di Meo per la piacevole chiacchierata, spero che il tuo progetto porti un forte contributo nel sociale italiano che si trova in un evidente situazione di stallo.

Alla prossima!

Commenta questo articolo

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome qui