Ernest Withers e Martin Luther King – Nel nome dell’amore?

Ernest Withers

La storia di Ernest Wither e Martin Luther King di Emanuele Zanardini.

McNichols Sports Arena, Denver, Colorado. 8 Novembre 1987.
L’entusiasmo dei fans è soffocato, in attesa.
Solo la silhouette del cantante, sul palco, si staglia nel cerchio di luce dell’occhio di bue. Capelli lunghi.

Gilet senza maniche. Stivali da cowboy.
Le bacchette battono il tempo.
Le luci non si accendono, esplodono! Il boato del pubblico sale, fino a riempire il cielo.
Parte il riff di chitarra.

«Un uomo viene nel nome dell’amore. Un uomo viene e va. Un uomo viene per giustificare. Un uomo per cambiare le cose. In the name of love, what more in the name of love? Nel nome dell’amore, cos’altro nel nome dell’amore?»

A ispirare gli U2 nella scrittura dell’album Unforgettable fire e della canzone Pride (in the name of love), fu una mostra al Peace Museum di Chicago, dove una serie di quadri e disegni, eseguiti da persone sopravvissute ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaky, erano esposti proprio con quel titolo.

La copertina di Pride
La copertina di Pride

Bono, Larry, Adam ed Edge, erano rimasti profondamente scossi davanti alle terribili immagini di vita dopo la guerra atomica. Accanto alla collezione Unforgettable Fire, il Peace museum ospitava un lavoro dedicato a Martin Luther King e alla sua battaglia non violenta per l’emancipazione dei neri.

(fonte: Eamon Dunphy, U2 – Un fuoco indimenticabile, Arcana editrice, luglio 1988)

Manifestazione di lavoratori, l'immagine piu famosa di Ernest Withers
Manifestazione di lavoratori, l’immagine piu famosa di Ernest Withers

L’orrore della devastazione nucleare, la dignità di Martin Luther King: emozioni del genere erano una grande sfida per un linguaggio come quello della musica rock, creata, informata e ispirata da concetti molto meno profondi.
Da tutti i conflitti e dalla tensione creativa uscì un album impressionante con due grandi creazioni rock: l’epica Bad e Pride, gloriosa evocazione di Martin Luther King che riesce a catturare nel suono la nobiltà della vita di questo grande uomo e l’amarezza per la sua morte, su un balcone di un motel di Memphis.

(fonte: Eamon Dunphy, U2 – Un fuoco indimenticabile, Arcana editrice, luglio 1988)

«Early morning, April 4. Shot rings out in the Memphis sky
Memphis, 4 Aprile 1968 (nel testo della canzone si colloca il momento dell’attentato al mattino, mentre in realtà successe alle 18,01. Nelle versioni live questa imprecisione viene corretta), Martin Luther King, affacciatosi al balcone di un motel, viene colpito alla testa da un proiettile di fucile. Morirà alle 19,05.

Martin Luther King sognò che tutti gli abitanti degli Stati Uniti sarebbero stati giudicati dalle loro qualità personali e non dal colore della loro pelle. […]
Aderì alla filosofia della non-violenza di Gandhi. Nel 1955 cominciò la sua lotta per persuadere il governo degli Stati Uniti a dichiarare la politica di segregazione razziale negli stati del sud illegale. I razzisti risposero con violenza alle iniziative non-violente del popolo nero.
Nel 1963, 250.000 dimostranti marciarono al Lincoln Memorial di Washington, dove King fece il suo famoso discorso, I have a dream.

(fonte:https://www.nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/1964/king-facts.html)

Il reverendo King, dominava su quella folla di neri e bianchi, insieme, compagni nella lotta contro i soprusi che dividevano il popolo americano. Stese la mano, ma non ha dividere il suo “popolo”, come Mosè con il Mar Rosso, ma per guidarlo, unito, sotto la stessa bandiera!

«Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso.[…] Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza. […]

Martin Luther King saluta la folla a Washington
Martin Luther King saluta la folla a Washington

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli. […]

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

[…]» (fonte: https://kinginstitute.stanford.edu/king-papers/documents/i-have-dream-address-delivered-march-washington-jobs-and-freedom)

Quel giorno, il 28 Agosto 1963, Washington visse un giorno memorabile nella lotta per
l’emancipazione dei neri d’America. Parole che sarebbero rimaste nella storia dell’uomo.
Un uomo, anzi un fotografo, Ernest Withers, seguì da vicino le vicende della lotta per i diritti civili e la parabola del suo massimo profeta, Martin Luther King.

King viaggia per la prima volta in autobus a Montgomery, Alabama
King viaggia per la prima volta in autobus a Montgomery, Alabama

«Non ero un amico di Martin Luther King, ma avevamo conoscenze comuni, perché io ero un battista e lui era un battista. Sono andato alla Convention battista in cui era impegnato ogni anno e lui era lì. Ero a Montgomery quando Martin Luther King ha viaggiato per la prima volta sull’autobus di linea. Ero presente la notte di dicembre della prima sentenza della Corte Suprema, a Montgomery e quella fu la prima notte che vidi Martin Luther King e riuscii persino a conoscerlo. E l’ho conosciuto fino alla sua morte

(fonte:http://knightpoliticalreporting.syr.edu/wp-content/uploads/2016/08/Ernest-Withers-oral-history.pdf)

Era lì, con il reverendo King, nelle ultime ore della sua vita, e arrivò per primo a fotografarlo, unico giornalista che ebbe accesso alla stanza dove il leader dei diritti civili giaceva riverso nel sangue. Lo stesso Withers avrebbe raccontato come, dopo lo sparo, arrivò nella stanza 306 del Lorraine Motel e cominciò scattare, mentre la polizia teneva lontani tutti gli altri. Intorno a King morto ci sono Bernard Lee, con la cravatta allentata, il giovanissimo Andrew Young che segnala con la mano di stare tutti calmi, e Ben Hooks e Harold Middlebrook che guardano nel vuoto. A terra c’è la borsa con i documenti di Luther King.

È il 4 aprile 1968.
Il quotidiano The Commercial Appeal, autorevole giornale di Memphis, Tennessee, ha trovato le prove che Ernest C. Withers, fotografo e amico di Martin Luther King, celebre e celebrato biografo della lotta dei neri americani, era in realtà una spia dell’Fbi, identificato dal Bureau come confidential informant number ME 338-R.

(fonte: http://www.lastampa.it/2010/09/15/cultura/il-fotografo-di-lutherking-era-una-spia-3xPoTI9ehVlBolZgM0TvtO/pagina.html)

Marc Perrusquia, reporter investigativo: «Hanno usato la solennità di Ernest come fotografo di notizie. E gli avrebbero praticamente detto, vogliamo che copra questa marcia con il pretesto di un fotografo. E gli dissero, noi vogliamo buone immagini di identificazione, primi piani.»

Christopher Blank, WKNO Memphis: «Quando Martin Luther King Jr. venne a Memphis nel 1968, per sostenere lo sciopero dei lavoratori del settore igienico-sanitario, Withers contribuì con foto e suggerimenti al loro pool di sorveglianza. Il governo era preoccupato che la successiva marcia di protesta, il marzo seguente a Washington, la Poor People’s Campaign, potesse sfuggire di mano.»

(fonte: https://www.npr.org/2018/03/28/597541648/the-complex-story-of-civil-rights-photographer-ernest-withers)

La lotta tra segregazionisti e difensori dei diritti civili, sarà una lunga e sanguinosa pagina della storia americana.

Questa contrapposizione fece altre vittime illustri, come Jesse Owens, il mitico atleta nero che secondo la propaganda umiliò Adolf Hitler (e in risposta venne disprezzato dal dittatore, in quanto nero n.d.a.), durante le Olimpiadi di Berlino del 1936.
«In realtà, mio padre non si è mai sentito snobbato da Hitler» ha certificato Marlene (la figlia di Owens n.d.a.) agli sceneggiatori del film (Race n.d.a.) […]. «In retrospettiva, mio padre fu
profondamente ferito dal fatto che Franklin Delano Roosevelt, il presidente americano dell’epoca, non l’avesse ricevuto alla Casa Bianca.»

Jesse Owens medaglia d'oro nel salto in lungo
Jesse Owens medaglia d’oro nel salto in lungo

Il mite Owens non sembrava minimamente sorpreso dall’ipocrisia del suo paese d’origine. «Quando sono tornato al mio paese natale, dopo tutte le storie di Hitler, non ho potuto viaggiare nella parte anteriore del bus» ha detto, «ho dovuto salire dalla porta sul retro. Non potevo vivere dove volevo. Non sono stato invitato a stringere la mano a Hitler, ma non sono stato invitato alla Casa Bianca a stringere la mano al presidente.

(fonte: https://www.biography.com/people/jesse-owens-9431142)

Quel mitizzato e controverso anno 1968 (il 3 maggio iniziava “ufficialmente” a Parigi, con
l’occupazione della Sorbona), sarà uno spartiacque nella storia recente e, dopo 50 anni, ancora tutto da interpretare. Aveva registrato la recrudescenza della guerra del Vietnam (13 Marzo, massacro di civili a My Lai da parte di soldati americani); vedrà la repressione di Città del Messico in occasione dei XIX Giochi Olimpici e l’estinzione del sogno americano, incarnato dai fratelli Kennedy (Robert verrà assassinato il 5 Giugno), che tanto contribuirono al sogno di Martin Luther King.

Un sogno ancora lontano dall’essere pienamente realizzato.

Articolo di Emanuele Zanardini