Fabrizio Intonti,”Netaphors” e Google Immagini

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Netaphors, progetto fotografico di Fabrizio Intonti

Netaphors: Fabrizio Intonti,  fotografo e autore  di formazione filosofica, oltre all’attività professionale fotografica si occupa di arti visive, analogiche e digitali, cercando sempre di esprimere lo straordinario nell’ordinario, che si tratti di cose, persone, luoghi, in modo da  rendere speciali le sue opere.

Il suo progetto “Netaphors” nasce con il desiderio di associare i propri scatti ai volti trovati in rete con google immagini, grazie ad una ricerca  per associazioni visive: “Ho pensato di  utilizzare  questa funzione per creare delle metafore visive a partire da alcuni ritratti da me scattati. ”
Ciao Fabrizio Intonti, benvenuto su Fotografia Moderna!
Complimenti per questa idea originale, di solito google immagini viene utilizzato solamente come metodo di ricerca, ma questa volta è stato utilizzato come un vero e proprio strumento di creazione artistica.
Com’è nata questa idea di Netaphors? Come ti è venuta l’ispirazione?

Come spesso accade, per caso. Avevo letto in una rivista che caricando una foto su google immagini puoi sapere se è già pubblicata nel web. Ad esempio puoi sapere se una tua foto è stata copiata e pubblicata in un altro sito. E così ho fatto delle prove con alcune miei scatti, quando ho visto che Google nei risultati riporta anche le immagini visivamente simili all’immagine caricata, mi è sembrata una cosa molto curiosa.

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Netaphors è un progetto di Fabrizio Intonti

2) Nei vari compositing possiamo vedere come vengono associate alle foto sia personaggi storici che anche foto di tutti i giorni, l’impatto visivo è immediato ma dietro c’è un lavoro di scrematura non da poco. Quanto tempo ti ha preso questo progetto? Con quali criteri è stata fatta questa ricerca?

Sono partito dai ritratti. Avevo realizzato una serie di fotografie in studio con un’ illuminazione e uno stile volutamente pittorici ed evidentemente google immagini ha associato quei volti, così rappresentati, a quadri, disegni e opere d’arte del passato. In altri casi invece l’associazione è più bizzarra e imprevedibile, soprattutto quando l’immagine che carico nel motore di ricerca è ambigua e non facilmente leggibile. In effetti non è affatto semplice ottenere risultati interessanti, che siano cioè concettualmente ed esteticamente soddisfacenti, e c’è da parte mia un grosso lavoro di selezione, ricerca ed elaborazione dietro questi collage. I miei primi esperimenti risalgono a più di 3 anni fa.

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Netaphors, progetto fotografico di Fabrizio Intonti

3) Parliamo un po’ di te Fabrizio, com’e’ nata questa passione per la fotografia?

Quando mi fanno questa domanda devo confessare che non so bene cosa rispondere perché ammetto di avere ignorato la fotografia per decenni, non so perché. Non ho aneddoti d’infanzia, regali di macchine fotografiche del nonno e via dicendo. Ma da sempre ho una passione per le arti visive, ho lavorato con il video e per un periodo, con la pittura. Anagraficamente apparterrei alla generazione degli analogici, ma in realtà ho cominciato a fotografare con un banale telefonino. Da lì ho fatto un percorso di studio e approfondimento del mezzo e del linguaggio fotografici a ritroso, e mi è venuta sempre più voglia di sperimentare.

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Fotografia di Fabrizio Intonti

4) Guardando i tuoi lavori ho potuto osservare che i tuoi scatti non sono particolarmente elaborati da post-produzioni, vedo che preferisci rimanere “fedele allo scatto”, lavorando magari solamente su una leggera color-correction.
Che tipo di rapporto hai con la post-produzione? Quanto pensi sia importante nella fotografia?

Questo per me è un vero complimento. Perché in realtà intervengo sempre in postproduzione e non nutro alcuna prevenzione per questo tipo di interventi, anzi, lo ritengo assolutamente necessario e connaturato al digitale. Ovviamente è fondamentale il modo in cui lo si fa. Dico sempre che la postproduzione sta ad una fotografia come il trucco al volto di donna, l’osservatore deve rimanere colpito dalla bellezza del volto, non dal trucco. Se l’osservatore nota solo il trucco e non la donna vuol dire che l’ha usato male, Il “trucco” deve sparire a beneficio di ciò che esalta o aiuta a rendere più espressivo. La tecnica deve stare dietro il contenuto, non davanti. Per questo penso che tu mi abbia fatto un complimento.

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Fotografia di Fabrizio Intonti

5) Tra i tuoi lavori ho notato il progetto “Metanimalia”  e mi voglio congratulare per l’originalità, dove hai ottenuto anche diversi riscontri, vincendo il premio “Confini 2013-2014”.

“Nella quale il primo piano è dato da fotografie di animali selvatici nel loro habitat naturale, presentate in uno stile che evoca le stampe dei trattati dei naturalisti dell’ottocento. Il secondo livello è dato da animali viventi più piccoli che, in modo apparentemente casuale vi camminano sopra, creando un gioco visivo non privo di ironia.
Un corto circuito spazio-temporale per alludere ad una natura animale che tracima al di là degli schemi tassonomici e del nostro continuo tentativo di chiuderla e fissarla in una rappresentazione.”

Le combinazioni con gli insetti sembrano creare una storia che si combacia con le foto sottostanti, frutto della casualità o il tutto è stato studiato?

E’ un finto casuale. La serie mi è venuta in mente quando nella mia casa di campagna ho aperto un vecchio libro di mio nonno, era un racconto fotografico di Roma dei primi decenni del 900, conteneva tutte foto d’epoca in bianco e nero. Sulle foto ingiallite erano finiti degli insetti, ragnetti e moscerini e questa presenza irriverente, visivamente giustapposta alla sacralità dei monumenti romani mi è sembrata gustosamente ironica.

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Fabrizio Intonti e il suo progetto Metanimalia

6) Il progetto “sottosopra” è molto interessante, sopratutto per il valore che viene ridato alla pellicola, ormai dimenticata dalla supremazia del digitale.
Pensi che le nuove tecnologie stanno levando la passione e l’amore per quest’arte o la stanno allargando in modo esponenziale ai giovani?

Io vedo ragazzi e bambini che col loro smartphone inquadrano e scattano , anche loro si faranno prima o poi domande su come ottenere il risultato migliore, come ho fatto io, non ha importanza che sia un selfie o una torta di compleanno. In generale credo che anche in fotografia ancorarsi al passato sia sostanzialmente una battaglia di retroguardia. Il discorso però è complesso e qui devo essere sintetico. Diciamo che preferisco confrontarmi apertamente con il digitale e il suo linguaggio, anche negli aspetti che sembrano palesemente deleteri rispetto al passato.

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Fabrizio Intonti e il suo progetto Sottosopra

7) Cosa ne pensi dei social network, parlo sopratutto di Instagram.
Ritornando al discorso dei rullini, quando dovevi “ragionare per i tuoi scatti”, ora si rischia di fotografare qualsiasi cosa. Pensi che Istagram possa aumentare la creatività o che si finisca per non dare piu’ valore ai propri scatti?

Io ho l’impressione che le foto pubblicate nei social non abbiano in fondo quasi mai una grande pretesa “artistica”, più che altro svolgono una funzione comunicativa rivolta ai propri follower, raccontano il quotidiano o una cosa che si ritiene eccezionale di aver fatto: si condivide uno scatto banalmente per sedurre o far vedere che si viaggia. Chi le pubblica non ambisce a dare un racconto o un’interpretazione originale del mondo atttraverso le immagini. Non credo che nessuno che posti la foto di un tramonto in spiaggia su instagram poi mandi quella foto al World Press. Ma anche nel caso lo facesse, sopravvalutando la propria competenza fotografica, non otterrebbe nulla. Quindi che problema c’è?

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Fotografia di Fabrizio Intonti

8) Hai un artista a cui ti ispiri particolarmente o è tutta farina del tuo sacco?

Non ho riferimenti culturali particolari, quando scatto mi porto dietro tutto quello che ho visto, imparato e pensato.

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Fotografia di Fabrizio Intonti

9) Vorresti dare un consiglio ad un giovane che si sta avvicinando al mondo della fotografia?

Non farsi ossessionare dalla tecnica, dalle apparecchiature, dai modelli. Si fotografa con la mente prima che con lo strumento. Non smettere mai di formarsi, di studiare, di leggere, di rielaborare il mondo anche in altri modi, oltre che con la fototgrafia. Altrimenti si finisce per vedere (e fotografare) solo quello che vedono tutti gli altri.

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Netaphors progetto di Fabrizio Intonti

10) Siamo arrivati alla domanda finale, Fabrizio Intonti vive la sua vita “In bianco e nero o a colori”?

Per me sono tutti colori, anche il bianco e il nero.
Grazie mille per l’intervista, spero vivamente di ritrovarti in futuro per un prossimo interessante progetto interessante quanto “Netaphors”

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