Ferdinando Scianna: Il fotografo di Dolce&Gabbana

ferdinando scianna

Ferdinando Scianna nasce nel 1943 ed è un grande fotografo italiano. Scianna ha vinto il Prix Nadar nel 1966 ed è diventato membro a pieno titolo della società celebre Magnum Photos nel 1989. Ha prodotto numerosi libri che raccontano i suoi scatti e la sua creatività. Scianna ha iniziato a fotografare mentre studiava letteratura, filosofia e storia dell’arte all’Università di Palermo negli anni ’60. 

Si trasferisce a Milano nel 1966 e inizia a lavorare come fotografo per L’Europeo nel 1967, dove diventa giornalista nel 1973. Scianna scrive di politica per Le Monde diplomatique e di letteratura e fotografia per La Quinzaine Littérair.

Ha iniziato a fotografare di moda alla fine degli anni ’80. Il suo primo lavoro, nel 1987, è stato quello di fotografare Marpessa Hennink per la campagna pubblicitaria di Dolce & Gabbana per la loro collezione Autunno/Inverno, abbigliamento che si ispira alla Sicilia.

I lavori di Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna ha iniziato a fotografare negli anni ’60 mentre studiava lettere, filosofia e storia dell’arte all’Università di Palermo. Fu allora che iniziò a fotografare sistematicamente il popolo siciliano. Feste Religiose in Sicilia (1965) comprendeva un saggio dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia, e fu la prima di molte collaborazioni con scrittori famosi.

Scianna si trasferisce a Milano nel 1966. L’anno successivo inizia a lavorare per il settimanale L’Europeo , prima come fotografo, poi come giornalista dal 1973. Scrive anche di politica per Le Monde Diplomatique e di letteratura e fotografia per La Quinzaine Letteratura .

Nel 1977 pubblica Les Siciliensin Francia e La Villa Dei Mostri in Italia. Durante questo periodo, Scianna incontra Henri Cartier-Bresson , e nel 1982 entra a far parte di Magnum Photos . Entra nel campo della fotografia di moda alla fine degli anni ’80 e alla fine del decennio pubblica una retrospettiva, Le Forme del Caos (1989).

Scianna torna ad esplorare il significato dei riti religiosi con Viaggio a Lourdes (1995), poi due anni dopo pubblica una raccolta di immagini di dormienti – Dormire Forse Sognare (To Sleep, Perchance to Dream). I suoi ritratti dello scrittore argentino Jorge Luis Borges sono stati pubblicati nel 1999 e, nello stesso anno, la mostra Niños del Mundo ha mostrato le immagini di Scianna di bambini di tutto il mondo.

Nel 2002 Scianna completa Quelli di Bagheria , un libro sulla sua città natale in Sicilia, in cui cerca di ricostruire l’atmosfera della sua giovinezza attraverso scritti e fotografie di Bagheria e delle persone che la abitano.

Libri di Ferdinando Scianna

Autoritratto di un fotografo

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Frasi di Ferdinando Scianna

  • Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita, non la fotografia. Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia.
  • Le fotografie mostrano, non dimostrano.
  • Per Cartier-Bresson la fotografia è una risposta immediata a una domanda. Prima della fotografia l’uomo non disponeva di uno strumento simile. Tutte le immagini erano frutto di costruzioni linguistiche, con la fotografia diventano figlie di una lettura interpretativa: quelle buone, si capisce. Il tutto in una sorta di coincidenza zen fra l’istante che non esiste e il fotografo che lo fa esistere. E non mi pare una cosuccia così umiliante.
  • Sciascia citava sempre Pirandello che diceva: ci sono duo tipi di scrittori, quelli di cose e quelli di parole. Una fortissima discriminante anche per la fotografia. Ci sono i fotografi che guardano il mondo per farne fotografie e quelli che fanno fotografie per l’esigenza di raccontare il mondo.
  • Si può mentire con le fotografie. Si può persino dire la verità, per quanto ciò sia estremamente difficile. Il luogo comune vuole che la fotografia sia specchio del mondo ed io credo occorra rovesciarlo: il mondo é lo specchio del fotografo.
  • Sono sempre irritato da proposte fotografiche dell’indifferenziato. Perché sinonimo stesso di cultura è scelta. Tutti noi scegliamo, e non solo la fotografie ma i quadri, l’arte, le compagnie, il cibo. […] e facendo fotografia scegliamo un istante piuttosto che un altro. La scelta di tutti gli istanti che hai scelto in anni di vita e di fotografo, ti identifica.
  • Un tempo a nessuno sarebbe venuto in mente di comprare una foto di guerra mentre oggi sono nei musei, alle aste. Così ci sono fotografi che vanno in guerra per stampare foto lunghe tre metri e metterle in galleria. Ma non si possono fare le stesse fotografie per un giornale, un libro e per una galleria d’arte. Il rapporto che si ha con gli eventi, l’autenticità, è diversa. Il fatto che una certa fotografia sia approdata all’arte è sintomo della fine del ruolo che ha avuto nei suoi quasi due secoli di vita.
  • In certe riviste per turisti: c’è la foto della spiaggia bianca con le palme, la didascalia che dice “spiaggia bianca con palma” e l’articolo del giornalista che elogia lo splendore della spiaggia bianca. Da pazzi. La foto non deve essere per forza descrittiva. Deve raccontare. Può essere metaforica. Un colpo d’occhio
  • Mi piaceva che venisse apprezzato quel che facevo. La fotografia per me non è mai stata una vocazione. Era la via di fuga dalla Sicilia
  • L’essere residuo, traccia e tragedia può essere eliminato solo in due modi, per dirla con Barthes, divinizzandola e inflazionandola. I due processi si sono compiuti contemporaneamente: l’approssimazione all’arte l’ha divinizzata, resa oggetto da museo e merce di scambio; l’inflazione è all’ordine del giorno. È un processo duchampiano e il digitale è solo una conseguenza del mondo in cui viviamo, che toglie il carisma del documento nel paradosso. Le case che producono macchine fotografiche digitali forniscono anche i programmi che ne certificano la non manipolazione, cercando così di restituirle il suo status. Si dimentica che la fotografia proprio nell’essere traccia ha cambiato la visione del mondo e la struttura della memoria. Oggi il suo essere ponte tra noi e la realtà disturba e allora vogliamo superarla per vedere un’immagine sognata, un grande muro colorato.
  • Se pensi la fotografia come strumento per produrre narrazione, documento e memoria non hai lo stesso atteggiamento di chi vuole creare un’icona, ovvero del pittore, il cui senso estetico è nella forma dell’atto. Questa produce immagini estetiche e non c’è nulla di più inutile di una bella foto e di più contradditorio di una concettuale. Cartier-Bresson non sarebbe diventato Cartier-Bresson se in Images à la Sauvette non fosse stato presente il testo in cui definisce la fotografia. Io credo che il fotografo sia un lettore del mondo e che le immagini siano ricevute. Quando Glenn Gould suona Bach non è Bach, lo interpreta. Il mondo scrive l’immagine: il fotografo l’interpreta.

Altri grandi fotografi:

Ho fondato Fotografia Moderna nell'estate del 2015 per dare una nuovo volto alla community di fotografi italiani. Iniziata come passione è diventato in poco tempo uno dei portali più cliccati d'Italia arrivando a raggiungere più di 1 milione di appassionati ogni anno. Cerco sempre notizie che possano interessare gli appassionati di fotografia, mi diverto a fare recensioni di attrezzature fotografiche, lezioni e consigliare con le guide all'acquisto alle migliori alternative sul mercato.