Franco Fontana: Il fotografo del colore

Franco Fontana, fotografo modenese che ha conquistato l'amore di tutti i fotografi del mondo con il suo stile moderno e astratto

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Franco Fontana Fotografo

Il fotografo modenese più conosciuto di tutti i tempi, classe 1933 ha fatto del paesaggio il suo stile di vita passando per altri stili fotografici come il nudo o il reportage.

Il modo di vivere di Franco Fontana non è mai cambiato, da quando era un fotoamatore con la sua Kodak Retina affittata nei fine settimana fino all’acquisto sempre dallo stesso rivenditore di una Pentax da 5.000 lire al mese. Conoscere la fotografia nel suo totale, senza mai essere vincolato al genere stesso. La sua umiltà poi è il tocco di classe, nonostante i suoi 70 libri pubblicati e più di 400 mostre tenute in tutti gli angoli del mondo si reputa comunque un fotoamatore e non un guru da seguire. Forse proprio questo aspetto umano del fotografo è la caratteristica più delicata e romantica.

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Biografia

Franco Fontana è nato a Modena il 9 Dicembre del 1933, comincia a fotografare nel 1961, frequenta i “fotoclub” e svolge di continuo attività di ricerca estetica su diversi temi, per esempio l’espressione astratta del colore, svolta in un periodo in cui l’astrattismo in fotografia era da ricercarsi esclusivamente nel bianco e nero.

Ha ottenuto importanti riconoscimenti e premi, in Italia e all’estero. Ha collaborato e collabora con riviste e quotidiani: TimeLifeVogue USA, Vogue France, Il Venerdì di repubblicaSettePanoramaEpocaClassFrankfurter AllgemeineNew York Times. Tra le tante campagne pubblicitarie da lui firmate, vanno almeno ricordate quelle per: Fiat, Volkswagen, Ferrovie dello Stato, Snam, Sony, Volvo, Versace, Canon, Kodak, Robe di Kappa. 

Tecnica

Franco Fontana ha sempre utilizzato la fotografia come mezzo di espressione per dar sfogo alla sua creatività, trasformare le foto in dei veri e propri quadri. Paesaggi coloratissimi con geometrie molto simili ad arte contemporanea.

È sempre stato un sostenitore accanito delle fotografie a colori, sostenendo che anche dal punto di vista tecnico le differenze con le fotografie in bianco e nero sono completamente diverse. Per esempio nelle foto in B&W bisogna tener conto dei toni chiari e toni scuri, nella fotografia a colori invece bisogna aver sotto controllo l’equilibrio cromatico nel suo insieme.

In un intervista a National Geographic ha dichiarato: ”Fotografo il colore perché fortunatamente vedo a colori: ritengo il colore più difficile del bianco e nero, che è già un’invenzione perché la realtà non è mai accettata per quello che è a livello creativo e conseguentemente va reinventata. Il mio colore non è un’aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere, essendomi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori, accettando il colore come un traguardo inevitabile nell’evoluzione della fotografia.

Questo è un discorso molto importante che ha sempre espresso nei suoi libri, se un colore non si sposa alla perfezione con il soggetto sarà molto difficile far amalgamare il tutto con un buon risultato sorprendente. Consiglia sempre di scattare a colori e al massimo di convertire in bianco e nero in post-produzione.

Scegli un colore e prova ad estrapolarlo con degli esercizi che spiega nei suoi libri. Questo serve moltissimo per focalizzare l’attenzione durante una sessione fotografica senza mai perdere l’importanza del soggetto.

Una particolarità di Franco Fontana è il suo amato utilizzo del teleobiettivo anche per quando si tratta di foto di paesaggi che di solito si fotografano con un grandangolare. Non si rischia di appiattire la profondità se si giocano con le forme del paesaggio, con le linee, anzi si crea una composizione più interessante e coinvolgente da guardare.

Il suo stravolgimento delle regole di composizione hanno avuto un ruolo determinante rendendo dinamici i suoi scatti in una maniera indescrivibile.

È un grande stimatore della post-produzione da sempre sostenendo che non avendo la pretesa di documentare i fatti ma di disegnarli e esporli al pubblico, aiutare la resa cromatica della foto non può essere un male. Il suo punto di vista è stato avveniristico, calcolando che è nato nel 1933 ha sempre sostenuto che bisogna seguire la direzione dei tempi e di stare al passo con le nuove tecnologie. Ovviamente il tutto contornato dal buon senso.

Libri

Abbiamo visto come i suoi libri appaiono nella nostra classifica dei migliori libri di fotografia in assoluto nella storia ma qui sotto vogliamo elencare i suoi 3 principali.

Aforismi

Qui sotto le frasi di Franco Fontana più famose:

“Per la me la fotografia rimane sempre un pretesto: è una parte di te stesso che va a testimoniare il tuo mondo, che sia un paesaggio o un essere umano”.

“Per me comunque la fotografia non è mai stata una professione: è la mia continua realtà, che dona qualità alla mia vita”.

“La foto non deve documentare la realtà, ma interpretarla. La realtà ce l’abbiamo tutti intorno, ma è chi fa la foto che decide cosa vuole esprimere. La realtà è un po’ come un blocco di marmo. Ci puoi tirar fuori un posacenere o la Pietà di Michelangelo.”

“Il colore per me rappresenta la vita, il pensiero, il cuore, la gioia. Non è un fatto arbitrario, il bianco e nero è arbitrario come fatto creativo. Noi siamo abituati a vedere a colori. La mia prima testimonianza è stata a colori.”

“Quarant’anni di colore. Ma quarant’anni fa c’era il rigoroso bianco e nero. Io ho scelto la fotografia a colori, e il colore va interpretato. È molto più difficile fare il colore che il bianco e nero. Non si cerca mai la realtà per quella che è, ma si cerca di reinventarla in un modo più ideale. I colori esistono, io li interpreto”.

“Prendiamo il cellulare e scattiamo: abbiamo una fotografia. Non è importante lo strumento, ma cosa vogliamo riprendere. E ciò che ci appare dipende dal nostro cervello, perché non tutti percepiamo la realtà allo stesso modo.

“Uno dei tanti esercizi che faccio fare ai miei allievi, per testimoniare la loro sensibilità, è quello di cercare il rosso, andare in giro a fotografare il rosso che da oggetto deve diventare soggetto. Per identificare il colore, se togli per esempio il rosso dall’immagine, decade l’interesse per il colore in quell’immagine. Se tu disegni un punto nero sul foglio bianco, tutti vedono un punto nero, non il grande spazio bianco. Nessuno vede il foglio bianco, perché il punto nero diventa il soggetto. Tornando al rosso, io lo faccio fotografare con lo stesso significato del punto nero. Devono andare in giro a trovare il rosso. Dopo dieci quindici foto, vedono il rosso dappertutto. Perché l’hanno trovato. Perché le cose non le devi mica andare a cercare, se non ce l’hai dentro di te. Se non le hai già trovate, cosa vai a cercare? Il vuoto?”.

“Il teleobiettivo rende bidimensionale l’immagine. Quando punti il teleobiettivo, dato che ha queste focali a lunga distanza, la prospettiva non esiste più. Diventa bidimensionale. Ti permette di fare una selezione di tutta questa materia che ci gira attorno.

Il computer ti dà la licenza pittorica di aggiungere. E poi bisogna smettere di percepire la tecnologia, l’innovazione nell’arte, come una bestemmia. Quando una banca mi ha chiesto di realizzare un reportage sul mondo che verrà, ho dovuto utilizzare il computer: scattavo qualcosa e in seguito ci aggiungevo quello che era impossibile fotografare. Ecco l’immaginazione. Per fortuna che oggi abbiamo il computer. Basti anche pensare a fotografi come il tedesco Andreas Gursky, le cui fotografie totalmente fatte al computer sono vendute per milioni di euro, o allo statunitense David LaChapelle: il futuro sarà così. La mia opera non nasce come testimonianza, ma se ne riappropria ugualmente. È un mezzo per fare arte. Sono foto di pensiero, che non documentano”.

La foto dell’articolo è stata presa da un’intervista sulla rivista Vivomodena.

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