Lee Friedlander: Biografia e le storie curiose

La vita, le frasi e le storie più interessanti di Lee Friedlander, uno dei fotografi più amati di sempre.

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Autoscatto di Lee Friedlander

Oggi vogliamo parlare di uno dei fotografi preferiti di uno dei membri del nostro staff, Lee Freidlander, considerato da molti come uno dei fotografi più influenti del secolo passato per la street Photography.

Amico e compagno di avventure di Garry Winogrand in realtà non divenne famoso solo per la Street Photography, ma anzi, sbalordì la critica per la sua grande versatilità nel cimentarsi spesso in prove diverse, in generi fotografici diversi senza mai disdegnare.

Andiamo a vedere la storia di uno dei fotografi più famosi di sempre, cominciamo con la biografia di Lee Friedlander.

La storia

Foto di Lee Friedlander

Per Friedlander tutto inizia già dalla sua giovane età, precisamente verso i suoi quattordici anni, dove riesce già a lavorare come fotografo con un incarico molto singolare. Lui spesso ha raccontato che il suo primo lavoro lo trovo nei mesi natalizi grazie a Peggy Plus, uno dei membri più importanti della comunità di Aberdeen (la città dov’è nato Lee) che voleva stupire i suoi famigliari con un biglietto d’auguri particolare. L’idea è stata di fotografare il suo cane e farne una cartolina personalizzata per gli amici e parenti! Praticamente il primo esempio di biglietto d’auguri personalizzato!

Da quel momento, e dai primi guadagni, Lee Friedlander ha iniziato a pensare che la carriera come fotografo era possibile e non fosse solamente un sogno. Dopo quell’episodio Lee inizio a mettere tutto il suo talento a frutto nella fotografia portandolo sulla strada del successo.

Il suo momento di svolta avvenne intorno agli anni 50 quando mosso dalla passione per la musica Jazz ha iniziato a frequentare i locali blues dello stato di Washington per fotografare i musicisti. Qualche anno più tardi questa sua piccola passione venne trasformata in un vero e proprio lavoro, inizio a fotografare gli artisti più famosi per conto della società Atlantic Records e le sue foto iniziarono a finire sui dischi e copertine Jazz e Blues. Precisamente questa collaborazione inizio nel 1956 quando Friedlander si trasferì a New York dopo aver finito i suoi studi a Pasadena.

Nel suo curriculum Lee Friedlander vanta di aver fotografato personaggi del calibro di :

  • Duke Ellington
  • John Coltrane
  • Charles Mingus
  • Ray Charles
  • Aretha Franklin
  • Ruth Brown

Diventa uno dei nomi nella musica più in circolazione del periodo, amato dagli artisti per il suo modo di fare e la sua gentilezza. Nello stesso periodo inizia anche a sperimentare un nuovo genere, le foto di nudo, dedicandosi sopratutto allo studio del bianco e nero nelle fotografie collaborando con riviste molto importanti come Collier’s, Sport Illustrated e McCall’s con scatti di modelle bellissime in costume da bagno in riva al mare.

Dopo qualche anno inizia a diventare un maestro anche in questo settore fino a diventare uno dei fotografi glamour più importanti in circolazione. Il nome di Lee Friedlander è sulla bocca di tutti.

Ma il momento dove raggiunse l’apice fu nel 1985 con una edizione speciale della rivista di Playboy, precisamente nel numero di settembre, dove la modella che aveva posata nuda per lui era niente di meno che Madonna, dopo aver pubblicato uno degli album leggendari: Like a Virgin.

Solo per dirvi che nel 2009 quella foto venne venduta in un asta di beni preziosi alla famosa casa d’arte Christie’s per un valore di 37.500$.

Le amicizie

Negli anni fortunati di New York stringe parecchie amicizie importanti, conosce Diane Arbus, Robert Frank, Garry Winogrand e altri artisti e fotografi famosi con cui condividerà i suoi momenti di riflessione. Ed è proprio Winogrand che lo porta a conoscere il mondo della Street Photography fino a non poterne più fare a meno. La più grande metropoli del mondo era uno scenario troppo ghiotto per non essere fotografato ed ogni lato, via o strada era un motivo per essere fotografato.

Proprio grazie alle strade di New York Lee inizia a sviluppare il suo inconfondibile stile visionario, cerca di descrivere i cambiamenti della società attraverso gli oggetti che cambiavano giorno dopo giorno, dal televisore fino alle automobili. Il progresso sembrava affascinarlo più di qualsiasi altra cosa.

In uno dei suoi progetto più famosi “The Little Screens” vengono mostrate delle stanze degli hotel americani completamente vuote, senza tende o arredamento, solamente con un televisore acceso. L’intendo era quello di creare un contrasto tra la luce emanata dalla tecnologia e il buio della stanza creando un mix surreale ed un atmosfera quasi noir.

Esiste forse qualcosa di più adatto che un televisore per raccontare la cultura americana ad uno sconosciuto? Lo scopo di Friedlander, già 60 anni fa, era quello di “avvertire” la popolazione di quello che stava per succedere. Di quanto quel progresso fosse pericoloso e della strada che si stava percorrendo.

Il fotografo statunitense Walker Evans definì questo progetto avveniristico come “un insieme di foto brillanti e irriverenti, come un sonetto di odio”

Walker Evans definì quest’opera come una serie di “arguti, brillanti e irriverenti sonetti di odio”.

Nelle sue foto infatti non c’è mai traccia di una persona, o meglio solamente dentro gli schermi, con persone che parlano da sole. Ora pensateci bene, cosa è cambiato da 50 anni fa?

Dopo questo suo coraggioso e spettacolare progetto Lee inizio a fotografare qualsiasi soggetto che si trovasse davanti a lui, dai cartelloni stradali alle vetrine dei negozi, dagli alberi alle macchine ferme parcheggiate. Il tutto insieme alla sua fedele Leica 35mm. Da qui inizio la sua passione per i riflessi sulle superfici. Fotografare un palazzo riflesso in una pozza d’acqua o in un vetro era uno dei suoi scatti più amati. Non gli interessava essere ripetitivo, anzi, lo riteneva come un lato forte del suo stile.

Il suo obiettivo era proprio quello di fotografare un soggetto più volte per vedere i cambiamenti nel tempo. Praticamente la sua macchina fotografica era diventata un diario dove scriveva le giornate intorno a lui.

Gli autoritratti

Gli autoscatti di Lee Friedlander

In questa epoca dei selfie Lee Friedlander è stato uno dei primi al mondo a sperimentare gli autoscatti. Con la sua Leica riusciva a scattare foto con le angolazioni più disparate con espressioni diverse. Si fotografava con gli occhi chiusi di fronte ad una parete, nel completo buio con una singola luce che lo illuminava, in un riflesso di una vetrina in città. Ma sempre con un dettaglio molto importante, lui a dire la verità non era mai il protagonista dei suoi autoscatti, c’era sempre un elemento nello sfondo che doveva rubare la scena.

Il suo stile era voluto e dedito a sottolineare l’isolamento dell’essere umano, la sua alienazione nel contesto sociale. C’è sempre qualcosa dentro di noi e anche se non lo vediamo ne continua a far parte.

Le sue opere sono state esposte al MoMA di New York.

Libri

Ecco l’elenco dei libri più famosi di Lee Friedlander:

Frasi più famose

“Il mondo compone le mie foto, non io.”

“… le fotografie sono così cariche di informazioni. Sono notevoli. Come ho detto, ottieni sia l’albero che la foresta.”

“Mi affascina il fatto che ci sia una varietà di sentimenti riguardo a ciò che faccio. Non sono un fotografo premeditato. Vedo una foto e ce la faccio. Se avessi la possibilità, sarei fuori a girare tutto il tempo. Non devi andare a cercare le foto. Il materiale è generoso Esci e le foto ti stanno fissando. “

“L’idea che l’istantanea sia pensata come una setta o un movimento è molto fastidiosa per me e, ne sono certo, confondendo gli altri. È una parola che mi è sempre piaciuta. Probabilmente è nato perché descrive un fatto basilare della fotografia. In un attimo, o una piccola porzione di tempo, tutto ciò che la fotocamera può consumare in larghezza e mordere e la luce è resa in un dettaglio sorprendente: tutte le foglie su un albero, così come l’albero stesso e tutti i suoi dintorni. “

“Volevo solo lo zio Vern in piedi accanto alla sua nuova macchina (un Hudson) in una giornata limpida. Ho preso lui e la macchina. Ho anche preso un po ‘di biancheria da zia Mary e Beau Jack, il cane, pipì su una recinzione, e una fila di begonie tuberose in vaso sotto il portico e settantotto alberi e un milione di ciottoli nel vialetto e altro ancora. È un mezzo generoso, la fotografia. “

“Sospetto che sia per il proprio interesse che si guardi nei propri dintorni e se stessi. Questa ricerca è nata personalmente ed è davvero la mia ragione e il motivo per fare fotografie. La fotocamera non è semplicemente una piscina riflettente e le fotografie non sono esattamente lo specchio, lo specchio sul muro che parla con una lingua contorta. Il testimone è sopportato e gli enigmi si uniscono nel momento fotografico che è molto semplice e completo. Il dito della mente preme il rilascio sulla macchina stupida e ferma il tempo e tiene ciò che le sue mascelle possono racchiudere e ciò che la luce si macchia “

“Prendo più argomento rispetto alle mie idee a riguardo. Non mi interessa l’idea che ho avuto, l’argomento è così impegnativo e così importante. “

“A volte solo i fatti della questione lo rendono interessante.”

“Quando fai una foto non hai idea che sarà quello che è. Forse hai un indizio ma non lo sai davvero. Ci sono troppe possibilità. Parte del gioco è il numero di palle che puoi manipolare. È per me. Quando hai 12 anni puoi fare juggle due. Forse quando hai 50 anni puoi giocare a cinque. Questo è un concetto interessante per me: quanto posso mettere e ancora tirare insieme? “

“Se uno sapeva veramente cosa stava facendo, perché farlo? Mi sembra che tu avessi la risposta perché fare la domanda? Il fatto è che ci sono così tante domande. “

“Tutto ciò che sembra un’idea è probabilmente solo qualcosa che si è accumulato, come la polvere. Sembra che abbia delle idee perché faccio libri tutti sullo stesso argomento. Questo è solo perché le immagini si sono accumulate su quell’argomento. Finalmente mi rendo conto che mi interessa davvero. Le immagini mi fanno capire che sono interessato a qualcosa. “

“Le fotografie mostrano anche il modo in cui la telecamera vede. Non sono solo io o te o qualcun altro. La fotocamera fa qualcosa di diverso dal nostro ambiente. “

“… un misterioso incrocio di opportunità e attenzione che va ben oltre il surrealismo esistenziale del ‘momento decisivo’.”

“Con una fotocamera del genere [un telemetro Leica 35mm] non credi di essere nel business dei capolavori. È abbastanza per essere in grado di beccare il mondo. “

“Ho sempre voluto essere un fotografo. Ero affascinato dai materiali. Ma non avrei mai immaginato che mi sarei divertito così tanto. Ho immaginato qualcosa di molto meno elusivo, molto più banale. “

All’inizio, la mia presenza nelle fotografie era affascinante e inquietante allo stesso tempo. Ma più passava il tempo e più mi sentivo parte integrante di decine di idee nascoste dietro quell’immagine, e così riuscivo a prendermi in giro con leggerezza”.

Altri fotografi famosi per la street photography:

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