Leonardo Baldini, artista a tutto campo

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Leonardo Baldini
Fotografia di Leonardo Baldini su il set di Io e Marylin, di Leonardo Pieraccioni

Leonardo Baldini, fotografo professionista toscano, i suoi scatti sono apparsi sulle maggiori riviste italiane, da Vanity Fair a Focus.

Ciao Leonardo, benvenuto su Fotografia Moderna!
Questa volta abbiamo a che fare con un vero professionista, un fotografo che varia dal teatro al cinema, dai ritratti alle pubblicità, veramente complimenti, un artista poliedrico.
Ci vuoi raccontare com’è cominciata la tua avventura?

Leonardo Baldini: Un caro saluto a tutti i lettori di Fotografia Moderna, tutto è cominciato in maniera molto casuale. Io nasco come illustratore, e successivamente ho iniziato a fotografare per necessità, per rappresentare determinate illustrazioni tecniche, poi ho cominciato ad appassionarmi e a realizzare dei progetti personali, a lavorare per case editrici locali. In principio ho fatto veramente di tutto, dalla fotografia sportiva per riviste specializzate, ai paesaggi per guide turistiche, dai ritratti per privati, alla fotografia di moda per piccole imprese, sempre sperimentando e cercando di creare un mio stile.

 

2) Tra i tuoi lavori principali ci sono le foto ad Andrea Bocelli, il famoso cantante lirico italiano.
Conoscendo la sua disabilità, com’è stato lavorare con lui?
Nelle fotografie in genere una delle parti centrali è lo sguardo di una persona, in queste foto riesci a trasmettere le sue emozioni anche se Andrea indossa un paio di occhiali scuri.
Che tipo di persona hai trovato davanti e quanto è stato difficile come lavoro?

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Fotografia di Leonardo Baldini, soggetto Andrea Bocelli.

Molte domande con un’unica risposta: bisogna sempre cercare di trarre il massimo dell’espressività dell’immagine che stiamo fotografando, qualunque essa sia. Al momento che mi pongo questo obiettivo tutto nella mia testa prende una forma particolare, diversa in ogni occasione, e seguo il mio istinto.

Bocelli è una persona splendida, che non si preoccupa minimamente dell’espressione che assume, e questo facilita molto il compito del fotografo. Gli occhi non dovrebbero essere sempre il centro dell’immagine, si rischia di basarsi troppo su questo particolare per rendere una fotografia interessante. Consiglio vivamente, soprattutto a chi si trova agli esordi, di scattare ritratti dove il soggetto non guarda in macchina, aiuta moltissimo a capire quali altre parti dell’immagine e della composizione possono comunicare con lo spettatore. Gli occhi sono fondamentali, ma troppo spesso sono la “facile” via d’uscita di un ritratto emozionale e porta il fotografo a considerare il suo compito ultimato, invece di continuare a scavare nella persona che ha di fronte.

 

3) Da amante del cinema non ho potuto fare a meno di notare i tuoi lavori di “backstage” per i film di Pieraccioni.
Il fotografo di scena a mio parere è il ruolo migliore che un fotografo puo’ ricoprire, ti ritrovi a fotografare la finzione, cercando di trasformarla in realtà.
Dai tuoi scatti sembra quasi un film nel film!
Come sei arrivato in questo mondo? Cosa provi quando ti trovi “nel set”?

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Fotografia di Leonardo Baldini sul set di Io e Marylin, film di Leonardo Pieraccioni

Ho conosciuto Pieraccioni nel 2008, in occasione di un calendario con ragazzi disabili, che dovevano posare con personaggi famosi in simpatiche scenette di fantasia, sul mio sito c’è ancora la sezione dedicata a questo progetto meraviglioso (Disabled & Famous). Leonardo rimase molto colpito dal mio modo di fotografare e di postprodurre, che secondo lui sarebbe stato perfetto per le sue locandine. Così mi ingaggiò per realizzare il manifesto del film che stava per realizzare (Io& Marilyn). Il caso volle che il fotografo di scena con il quale solitamente lavorava quell’anno fosse impegnato su un altro set, così potei realizzare anche molte delle foto di scena, ed è stato l’inizio di una bella collaborazione che dura ormai da 8 anni e 4 lungometraggi.

E’ un lavoro molto stimolante, hai ragione quando parli di un film nel film, perché è proprio così. Scatti le foto di scena ma al tempo stesso sei un occhio che vaga nel “film della produzione del film”, cercando di cogliere i momenti più particolari e significativi, ma anche quelli assurdi e difficili. E devo dire che anche questa è un’arte tutta particolare: non è semplice fare il fantasma su un set di sessanta persone, senza dare fastidio, senza attirare l’attenzione, ma anche catturandola quando serve e realizzando ritratti significativi da un momento all’altro per la promozione del film, improvvisando, e magari con soli cinque minuti a disposizione. E’ tutt’altro che facile il lavoro del fotografo di scena, io stesso l’avevo sottovalutato in principio.

 

4) Hai scattato anche con Dolcenera, una ragazza bellissima che sei riuscito a far apparire nella sua dolcezza e semplicità.
Una cantante che sembra trovarsi a suo agio davanti l’obiettivo, merito del fotografo? Come ti comporti durante i tuoi lavori per far sentire tranquillo il partner con cui stai lavorando?

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Fotografia di Leonardo Baldini con la cantante Dolcenera

E’ fondamentale stabilire una connessione con chi stai fotografando, sia esso un bambino, una modella o un personaggio famoso. Se ti mantieni distaccato, le tue immagini saranno distaccate. E per connessione non intendo frequentare un soggetto per un mese prima degli scatti, ma creare un rapporto d’intesa, qualunque esso sia, spesso bastano cinque minuti, a volte anche una sola battuta. L’importante è far capire a chi hai di fronte che devi costruire qualcosa insieme a lui, e che sarà grandioso. Spesso i personaggi dello spettacolo sono ossessionati dalla loro immagine, ma allo stesso tempo sono estremamente curiosi del risultato che possono ottenere con un nuovo fotografo, soprattutto se ha uno stile particolare. E questo fa si che, se si crea un minimo di feeling, si avvia un processo produttivo in sintonia. Ed è quello che è accaduto con Dolcenera, artista fantastica e disposta a mettersi in gioco. Siamo partiti da delle idee, ma poi abbiamo stravolto tutto e abbiamo inventato a non finire. Certo, è importante in questo campo essere ben preparati tecnicamente, perché in ogni istante l’artista ti chiederà di provare, cambiare, e vorrà vedere immediatamente il risultato.

 

5) Il tuo lavoro “Do you know me” sembra un viaggio indietro nel tempo, hanno il sapore di quelle foto che trovi nei libri ingialliti dei tuoi genitori a distanza di anni. Qual è stata la tua fonte d’ispirazione?

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Fotografia di Leonardo Baldini per il suo progetto “Do you Know Me”

Dovevo realizzare un calendario per una cooperativa di ragazzi disabili, e nel primo meeting un ragazzo con la sindrome di down disse: “A me va bene tutto, basta che io sia James Bond…” Così pensai che mi avesse dato una grande idea e che per realizzare il calendario avrei chiesto a ciascuno di loro un personaggio del mondo del cinema che adoravano e che avrebbero voluto interpretare, e così è stato. Certo, alcuni di loro hanno insistito per interpretare degli attori mai esistiti, ma va bene così, sempre di finzione si tratta!

 

6) Nei tuoi lavori ci sono anche molte foto di nudo artistico, ti senti in imbarazzo in quei momenti? Come ti sei comportato la prima volta? Ma soprattutto, qual è la tua tecnica per non far sentir loro imbarazzate, soprattutto le ragazze alle prime armi?

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Fotografia di Leonardo Baldini per il calendario Mef Luxury Calendar

Sinceramente non ricordo di essere mai stato imbarazzato davanti ad un nudo. Sarà perché al liceo artistico ho disegnato nudi dal vero sin dal principio, sarà perché ho sempre cercato di staccarmi fisicamente da ciò che fotografo, ma non ha mai provato nessun tipo di disagio. E questo penso che sia estremamente utile per chi sta davanti al fotografo. La modella lo avverte se un fotografo è imbarazzato, e il risultato è che si crea una situazione di disagio ovviamente negativa per tutto e tutti.

Il fotografo deve avere il totale controllo e lo sguardo distaccato, deve dare consigli e aiutarla a posare, soprattutto se è alle prime armi. La modella deve essere nella condizione di capire che chi ha davanti sa il fatto suo, ha un’esperienza tale da non avere reazioni emotive davanti ad un nudo, se non quelle legate ad un bel risultato. Allora la modella si fiderà del fotografo, si rilasserà e si concentrerà sulla posa ed il risultato.

Un fotografo professionista che prova imbarazzo davanti ad un nudo deve cambiare genere, è semplicemente paradossale. E’ come voler pilotare un aereo ed aver paura di volare.

 

7) Credo che tu abbia tutte le carte in regola per dare dei consigli ai neo-fotografi, in molti vorrebbero seguire il tuo stesso percorso lavorativo: che consigli daresti ad un migliore amico che si sta avvicinando a questo mondo?

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Fotografia di Leonardo Baldini

Oggi è fondamentale più che mai distinguersi dalla massa. E per farlo bisogna saper giocare bene le proprie carte. Quindi studiare bene la tecnica e sperimentare molto, l’esperienza è fondamentale per creare un proprio stile e far fronte ai problemi sul set. Un buon fotografo si distingue soprattutto al momento dell’improvvisazione, quando la situazione cambia repentinamente e il cliente ti chiede la Luna. A quel punto, o sai come dargli la Luna, o devi esser bravo a fargli credere che hai qualcosa di meglio in serbo per lui.

 

8) I tuoi lavori di post-produzione sono sempre leggeri e delicati, qual è il tuo rapporto con l’editing fotografico?
Ti spiego, ultimamente si è scatenato un putiferio dividendo il pubblico in due fazioni: chi è contro la post-produzione e chi a favore.
Secondo te, c’è un limite che un fotografo non dovrebbe mai superare?

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Fotografia di Leonardo Baldini

Certo, quello del buon senso. Il problema è che è un limite che chi lo supera non sa cosa sia.

Io sono un fotografo nato nella camera oscura e cresciuto con Photoshop, il mio passato d’illustratore mi ha fatto subito innamorare della postproduzione. Già nel 1996, un anno dopo aver iniziato a fotografare spendevo i miei guadagni nelle scansioni delle pellicole per divertirmi ad elaborarle. Ma sempre con l’obiettivo di creare qualcosa di vero, di credibile, perché sono sempre stato convinto che se si supera un certo limite la magia svanisca. Con questo non significa che un fotografo si deve limitare a togliere le occhiaie di un ritratto e basta, la fantasia piò essere infinita, io stesso ho creato donne cyborg, uomini pesce e giganti che leggono i libri, ma è molto differente dal togliere la struttura ossea ad una modella che posa per una campagna pubblicitaria di costumi da bagno.

Ogni genere fotografico ha un limite non scritto per la postproduzione. Per quanto mi riguarda ad esempio non ritocco praticamente in alcun modo le foto di scena di cinema e teatro, se non in toni e contrasti, mentre mi sbizzarrisco con la fotografia pubblicitaria che vuole esprimere un concetto.

Il problema principale, secondo me, sta nel fatto che la postproduzione nella maggior parte dei casi dovrebbe essere eseguita da personale specializzato e artisticamente preparato, soprattutto dal punto di vista pittorico e anatomico. Nessuno si sognerebbe mai di prendere un pennello e mettere le mani su una fotografia per ritoccarla come si faceva un tempo, ma tutti oggi si armano di mouse e “abbelliscono” le loro immagini con filtri, elaborazioni, distorsioni, sicuri di sè, come se il digitale fosse uno strumento infallibile che li rende automaticamente fantastici pittori del vero, ed invece è solo un strumento che va saputo utilizzare e che richiede molto studio e, soprattutto, un predisposizione naturale a concepire idealmente luce, forme e colori.

 

9) Fai anche molti lavori fuori dagli studi, hai fotografo diversi panorami della tua splendida terra e altri paesaggi stupendi italiani. Preferisci dentro o fuori dai set?

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Fotografia di Leonardo Baldini

Non ho preferenze, io amo la fotografia e ogni volta è una sfida diversa. Adoro cambiare spesso, questo sì: dopo un intenso lavoro su un set, sento la necessità di fare delle esterne e viceversa, ma questo penso sia normale, sono una persona che piace avere sempre nuove idee, e punto sempre a differenziare.

 

10) Story Frame, il tuo progetto principale, il progetto in cui hai messo tutto te stesso, ce ne vuoi parlare?

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Fotografia di Leonardo Baldini per il suo progetto Story Frame

StoryFrame è nato come progetto per unire le mie passione per la fotografia, il disegno e il cinema. Si tratta di veri e propri racconti fotografici, storie surreali che si sviluppano con il solo ausilio delle immagini, senza parole. Sono dei lavori mastodontici, che richiedono scrittura, organizzazione, settimane di set e centinaia di ore di postproduzione, ma sono quelli che per ora posso definire dei miei lavori completi, opere che mi rappresentano integralmente come fotografo e come persona.

Curo tutto personalmente, ogni dettaglio, dalla storia alla stampa. E’ nato come progetto personale, ho realizzato i primi due volumi, per divertimento, poi la voce ha cominciato a spargersi e mi hanno commissionato il terzo ed il quarto volume, lasciandomi la totale libertà artistica, unico punto fermo sul quale non transigo in questo caso.

 

Questa è una domanda importante, dal sapore spirituale quanto tecnico: Leonardo Baldini come vive la sua vita, in bianco e nero o a colori?

E’ una domanda interessante, diciamo che la vivo in bianco e nero, per gustarne la struttura ed eliminare il superfluo, e ogni tanto accendo i colori e per vedere se sono sempre tutti al suo posto.

Grazie mille per la tua disponibilità Leonardo, ti aspettiamo per i tuoi prossimi lavori!
Un abbraccio

Fotografia Moderna

Per tutte le informazioni e vedere i suoi capolavori ecco il link per il sito web di Leonardo Baldini

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Scattare una fotografia renderà i tuoi istanti perenni. La passione per la fotografia è come una storia d'amore, la devi curare e portare avanti, giorno per giorno, senza mai sottovalutarla. Scoprire ogni giorno cose nuove di lei e vedere il mondo che hai di fronte tramite i suoi occhi.

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