Riflessioni sulle inquadrature nella fotografia

Le riflessioni attente e sensibili di Melissa DeBernardi

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Riflessioni sulle inquadrature di Melissa DeBernardi
Riflessioni sulle inquadrature di Melissa DeBernardi

I piedi non vanno mai tagliati. Rispetta la regola dei terzi. Non mettere troppa aria sopra la testa.
Le avete già sentite queste vero? Io si, mille volte. Sono fra le prime regolette da sciorinare a memoria quando parliamo di inquadratura.
Giustissime, per altro, utilissime a guidarci nei primi passi e un passepartout per i passi successivi.

Ma cosa resta di un elenco puntato di regole quando io devo riassumere il
mondo in un rettangolo? Quando le sensazioni straripano dallʼimmagine, quando lʼinfinità delle cose si sbobina davanti a me e ho solo un occhio e un
dito per fermarla?
Come si comprime la vita in una foto?
Secondo Victor Stoichita, storico e critico dʼarte romeno, è la cornice a sancire lʼesistenza del quadro, a “inventarlo”, partendo dalla visione naturale dei nostri occhi che, almeno apparentemente, non prevede limitazioni.

È quindi il limite a dare la chiave.
La macchina fotografica diventa fondamentale, perché è lei che ci permette di limitare la visione al naturale dei nostri occhi. Si riduce lʼampiezza dello
sguardo, si perde la tridimensionalità, si crea il limite.

Il sistema reflex ci permette di decidere attraverso il mirino quale e quanta luce far passare dallʼobiettivo, mostrando con chiarezza che cosa apparirà nel fotogramma, suggerendoci una visione isolata dal contesto.
Viene da chiedersi se la creatività del fotografo sia inscindibile da uno
strumento che gli consente di porzionare la realtà per darle significato, o se invece dipenda semplicemente dal suo sguardo.
Una visione un poʼ semplicistica delle cose, questa, perché in fondo senza uno strumento lo sguardo si disperde, e senza uno sguardo lo strumento è una scatola di latta, vuota e inutile.

Sono proprio i limiti a infondere senso e bellezza nelle cose, come la morte che con la sua ineluttabilità conferisce senso alla vita, come un orlo dʼombra che suppone la luce.
Ci affidiamo agli artisti non tanto per farci dire cose nuove e mai immaginate, ma per farci indicare quello che già sapevamo e che non potevamo vedere da soli.

La realtà sta di fronte agli occhi di tutti, ma senza uno sguardo che la inquadri è solo un mucchio di impulsi elettrici e bellezza che passa e sfuma in un alito del tempo.

Articolo di Melissa DeBernardi, su Spotify “Ottica in fissa” è stato segnalato tra i migliori podcast di fotografia da seguire

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