Napalm Girl: Storica Foto della Guerra del Vietnam

Napalm-Girl, l'immagine simbolo del vietnam di Nick Ut
Napalm-Girl, l'immagine simbolo del vietnam di Nick Ut

La storia della foto più famosa della guerra del Vietnam scattata da Huynh Cong “Nick” Ut alla bambina Kim Phúc raccontata da Emanuele Zanardini.

Huynh Cong “Nick” Ut e Kim Phúc – Se non l’avessi aiutata e fosse morta, avrei
ucciso anche me stesso

Una bambina corre con le braccia aperte e sembra imitare il volo degli aerei che passano sulla sua testa.
Kim ha 9 anni e si sa, ai bambini piace giocare a imitare il volo degli aerei. È questo che pensa per consolarsi il pilota del bombardiere, che ha appena sganciato le sue bombe? O invece, sopraffatto dal rimorso, come il Pilota di Hiroshima (Nomadi, Ci penserà poi il computer, 1985), si è sentito perso «fuori nel mondo, chissà dove / o su nel cielo fra gli eterni eroi / ma nel fondo di un profondo eterno / vive un uomo, vive il suo inferno […] Il pilota di Hiroshima / un duro alla maniera di John Wayne / Ray Ban scuri, il lavoro era guerra / ma negli occhi quella bimba sulla terra»?

Nel giugno 1972 i soldati statunitensi avevano cominciato da tempo un graduale ritiro dal Vietnam meridionale, ma i combattimenti con le forze del nord comunista erano rimasti molto intensi in diverse zone del paese. L’8 giugno, in un paesino di nome Trang Bang, un gruppo di cacciabombardieri dell’aviazione sud-vietnamita, attaccò con le bombe al napalm un’area attaccata in precedenza da due divisioni nord-vietnamite, e intorno a cui si combatteva da diversi giorni.

Aerei irrorano la foresta con l'agente arancio
Aerei irrorano la foresta con l’agente arancio

Kim Phúc, che allora viveva a Trang Bang con la sua famiglia, si riparava da tre giorni nel tempio Cao Dai (una religione monoteista diffusa in Vietnam) quando le bombe al napalm cominciarono a cadere sull’edificio. Per errore i cacciabombardieri sud-vietnamiti stavano sganciando le bombe sulle posizioni dei loro stessi commilitoni, che cercavano di resistere all’attacco e su diverse costruzioni in cui si erano rifugiati i civili, tra cui il tempio. (fonte: https://www.ilpost.it/2015/10/26/vietnam-bambina-napalm-cura/)

«Presto si sentì il rumore di un aereo in arrivo. Il primo aereo si tuffò e lasciò cadere due bombe. Il secondo, un A-1 Skyraider, ha versato il napalm. Abbiamo pensato: “Wow, la bomba era molto vicina”, ma non pensavamo che ci fossero ancora persone lì.
Ho guardato il fumo e poi ho visto i bambini correre. Quindi un gatto. Poi un’altra famiglia che corre.

Guardando attraverso la Leica

Poi ho visto la nonna di Kim Phúc correre con un bambino di un anno tra le sue braccia. Era un’anziana signora e gridava: “Aiutami, aiutami, aiuta mio nipote”. […] Il bambino, quel bambino di un anno, è morto subito tra le sue braccia.

Ricordo che stavo guardando attraverso la mia Leica quando il bambino è morto. Mentre stavo scattando, ho visto nell’angolo del mirino una ragazza, che correva con le braccia tese verso i lati. Ho pensato: “Oh mio Dio” e ho iniziato a correre da lei e ho scattato a tutte le mie foto.» (fonte:https://petapixel.com/2012/09/19/interview-with-nick-ut-the-photojournalist-who-shot-the-iconic-photo-napalm-girl/)

La bambina che corre con le braccia aperte è proprio Kim. Subito dopo averla immortalata, Huynh Cong “Nick” Ut, fotoreporter dell’agenzia Associated Press, decide che deve fare qualcosa per salvarla.
«Dopo aver scattato una foto di Kim, pensai: “Oh mio Dio”. La ragazza stava correndo tutta nuda e, quando mi sorpassò, vidi il suo braccio sinistro bruciato e la sua pelle che si staccava dalla sua schiena.

Ho pensato subito che sarebbe morta. Era molto calda anche dopo la bomba. Stava urlando e urlando e pensavo: “Oh mio Dio”. Fu allora che smisi di fotografarla.
Avevo dell’acqua, quindi l’ho versata sul suo corpo. Ho quindi posato le mie quattro fotocamere sulla Highway 1 e ho iniziato ad aiutarla. Ho preso in prestito un impermeabile per coprirla e poi ho iniziato a portarla.

Suo zio ha detto: “Per favore aiuta i bambini e portali all’ospedale”. Ho risposto: “Sì, la mia macchina è proprio qui”. Ho messo subito tutti i bambini nella mia auto. Nel furgone con il mio autista, ogni volta che guardavo Kim, lei stava dicendo: “Sto morendo, sto morendo”.
Quando finalmente siamo arrivati all’ospedale, era pieno zeppo di corpi, persone morenti e feriti ovunque.

Corsi dentro per chiedere alle infermiere e ai dottori di aiutare i bambini, raccontandogli del napalm. Dopo averli visti, una di loro disse: “La medicina normale non può aiutare. Non possiamo fare nulla”.

“Se questi bambini muiono, domani sarai nei guai”

Poi le ho mostrato il mio pass per i media e ho detto: “Se questi bambini muoiono, domani sarai nei guai”. Una volta saputo che ero dei media, hanno portato Kim dentro immediatamente.» (fonte:https://petapixel.com/2012/09/19/interview-with-nick-ut-the-photojournalist-who-shot-the-iconic-photo-napalm-girl/ )

«Mi piace l’odore del napalm di mattina», recita Robert Duvall in Apocalypse Now e nelle foreste del Vietnam doveva essere, insieme a quello dei cadaveri e dell’esplosivo, l’olezzo più intenso. Ma fu solo una delle sostanze usate, in totale spregio alla Convenzione di Ginevra (https://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/19490188/index.html), dalle forze aeree statunitensi e dai loro alleati.

Il 30 aprile 1975 la Guerra del Vietnam finisce, Agente Arancio però continua la sua guerriglia silenziosa, trincerato in ogni angolo possibile del Vietnam del Sud. Quello della tetracloro-dibenzo-diossina è un capitolo distorto della storia americana, una tattica offensiva criminale coperta da una coltre di dubbia moralità.

Thao Nguyen Griffiths è […] un’attivista vietnamita che vuole dedicare la sua vita ad aiutare la sua nazione, disinnescando mine inesplose e bonificando zone massacrate dai pesticidi. È anche una delle poche fortunate madri del posto ad aver dato i natali a un figlio sano. Quando suo figlio è nato, ad Hanoi, non le è bastato sentire urlare il dottore «è un maschio!» per essere felice. Ha dovuto aspettare di avere suo figlio in braccio, e solo dopo avergli contato le dita delle mani e dei piedi ha serenamente sospirato.

«Molte madri; molte, molte altri madri non vivono questo lieto fine. Non in Vietnam.»
Sono esplose bombe, si sono consumati raid, agguati, i bombardamenti al napalm hanno letteralmente polverizzato una nazione, ma sono tutti eventi che sono avvenuti in un istante e hanno poi lasciato una scia emotiva di devastazione.

L’agente arancio mortale

I morti sono morti, e quelli non li porta indietro nessuno. L’Agente Arancio invece è rimasto lì, abbracciato affettuosamente a ogni fazzoletto di terra vietnamita che ha sfiorato, e ora si comporta come un parassita: si nutre dell’ecosistema e lo inquina con le proprie tossine.
Considerato il tipo di guerriglia i numeri sono piuttosto impressionanti: 10 anni di campagna, 20.000 raid, 2 milioni di ettari di foreste colpiti, 200.000 ettari di raccolto gravemente danneggiati o distrutti, 400.000 morti per intossicazione e 500.000 bambini nati con disabilità a causa delle intossicazioni da Agente Arancio. (fonte: https://motherboard.vice.com/it/article/3dvy4v/l-agente-arancio-e-venuto-per-
restare)

Il Ministero degli Esteri vietnamita ha dichiarato che riesaminerà i canali legali possibili, nel tentativo di ricevere danni per oltre un milione di persone, da un gruppo di società chimiche tra cui Monsanto e Dow Chemical, che hanno prodotto il mortale erbicida Agent Orange per le forze armate statunitensi durante la guerra del Vietnam.

L’annuncio del Ministero degli Esteri è arrivato come diretta conseguenza del precedente legale stabilito dal verdetto di San Francisco del 10 agosto, in cui Monsanto è stata condannata a pagare oltre 289 milioni di dollari in danni totali all’ex guardia forestale Dewayne “Lee” Johnson, un padre della California che ha contratto il linfoma non-Hodgkin, a causa dell’uso prolungato degli erbicidi a base di Glifosato (specialmente il Roundup Ready) prodotti dalla Monsanto, sul posto di lavoro. (fonte: http://www.marcoaffronte.it/2018/08/27/ancora-guai-per-monsanto-governo-vietnamita-riapre-causa-per-risarcire-milioni-di-vittime-dell-agentorange/)

I film e la guerra del vietnam

Molti capolavori del cinema hanno descritto l’inferno del Vietnam, che non ha risparmiato né vincitori, né vinti. Da Il Cacciatore di Michael Cimino (1978) a Full Metal Jacket di Stanley Kubrick (1987), da Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (1979) a Taxi Driver di Martin Scorsese (1976). Fino a Nato il 4 Luglio di Oliver Stone (1989).
Ron Kovic è il classico ragazzo made in USA. […] E proprio nella convinzione di difendere i valori in cui ha sempre creduto si arruola giovanissimo nei Marines e parte, pieno di entusiasmo, per il Vietnam.

Ron Kovic veterano del Vietnam, la sua storia è raccontata nel film Nato il 4 Luglio
Ron Kovic veterano del Vietnam, la sua storia è raccontata nel film Nato il 4 Luglio

Ne torna su una sedia a rotelle, distrutto nel corpo ma non nello spirito. Si sente infatti un eroe e non dubita che anche i suoi connazionali lo considerino tale. Una certezza presto smentita dalla totale indifferenza della gente, che ignora le sue medaglie e soprattutto vuole dimenticare, rimuovere la tragedia di cui lui è uno dei tanti – troppi – emblemi.
«Ricordo che era un bellissimo giorno di primavera ed eravamo giovani e pieni di vita e l’aria profumava di fresco.

Suonava quella canzone e io, immerso nella musica, colpivo la palla con la mia mazza e mi sentivo come se avessi potuto vivere per sempre.» (fonte: Ron Kovic, Nato il 4 luglio, Sperling & Kupfer 1990)
Sono passati vent’anni da quando il reduce del Vietnam Ron Kovic (la cui vita è stata recentemente rappresentata sullo schermo da Tom Cruise nel film Nato il 4 luglio di Oliver Stone) guidava le manifestazioni contro la guerra in Vietnam, dalla sedia a rotelle cui è costretto da quando un proiettile lo aveva paralizzato, durante quella guerra. Molti hanno dimenticato.

Nato il 4 Luglio

Oggi Kovic, 44 anni compiuti lo scorso 4 luglio, è sceso nuovamente in campo, per guidare le prime proteste pubbliche contro l’invio di truppe nel Medio Oriente da parte del presidente Bush e quella che Kovic chiama una politica estera folle, stupida e violenta.
In una lettera aperta di otto pagine inviata per fax a Bush, Kovic chiede l’immediato ritiro delle truppe dall’Arabia Saudita: «Gli ho scritto che sono stato ferito in guerra e che sono molto preoccupato», ha detto Kovic a Repubblica, «non voglio che quello che è successo a me succeda a un’altra generazione di giovani, non solo americani, ma iracheni.

Manifestazioni di protesta contro la guerra in Vietnam
Manifestazioni di protesta contro la guerra in Vietnam

La guerra è folle, è barbarica, troppa gente si fa male e soffre; dobbiamo trovare soluzioni alternative, un modo più intelligente e creativo di risolvere i problemi.»
Kovic vede paralleli preoccupanti fra gli eventi odierni e la situazione in Vietnam: «Mi domando se il mio paese non abbia imparato niente dal Vietnam», continua. «Io conosco la guerra, so cosa significa aver passato 22 anni su una sedia a rotelle, e sono sconvolto dall’imbecillità e l’insensibilità dei nostri leader, che ancora mandano i giovani a morire in guerra. L’intero sistema politico americano va ristrutturato, la nostra politica estera è solo capace di sfruttare il mondo, senza dare niente in cambio.»

(fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/08/30/ron-kovic-denuncia-
america-rischia-un.html)

Per Kim e Ron, e per migliaia e migliaia di vittime, le ferite fisiche e psicologiche sono indelebili.
Nella fotografia che ha reso Kim Phúc un simbolo vivente della guerra del Vietnam, le sue ustioni non sono visibili – solo la sua agonia, mentre corre lamentosa verso la telecamera, le sue braccia si staccano dal suo corpo, nuda perché il napalm le ha bruciato i vestiti.
Più di 40 anni dopo riesce a nascondere le cicatrici sotto le maniche lunghe, ma questo tradisce il dolore che ha sofferto da quel colpo di napalm errante del 1972.

«Da bambina, adoravo arrampicarmi sull’albero, come una scimmia», scegliendo le migliori guave, gettandole giù ai suoi amici, dice Phúc.

«Dopo essere stata bruciata, non sono mai più salita sull’albero e non ho mai giocato a questo gioco come prima con i miei amici. È molto difficile. Ero davvero, davvero disabile.»
Phúc dice che la sua fede cristiana ha portato la pace fisica ed emotiva «in mezzo a odio, amarezza, dolore, perdita, disperazione», quando il dolore sembrava insopportabile. «Nessuna operazione, nessun farmaco, nessun medico può aiutare a guarire il mio cuore. L’unico è un miracolo, [che] Dio mi ama», dice. «Spero solo un giorno di essere libera dal dolore.»

Una nuova prospettiva

Ora ha una nuova possibilità di guarire – una prospettiva che una volta aveva pensato possibile solo in una vita dopo la morte. Alla fine del mese scorso, Phuc, 52 anni, ha iniziato una serie di trattamenti laser che, dice il suo dottore, Jill Waibel del Miami Dermatology and Laser Institute, liscia e ammorbidisce il tessuto cicatriziale pallido e spesso, che si increspa dalla sua mano sinistra lungo il braccio, verso l’alto
dal collo fino all’attaccatura dei capelli e giù per quasi tutta la schiena.

Kim e la dottoressa Jill Waibel a Miami
Kim e la dottoressa Jill Waibel a Miami

La procedura crea fori microscopici nella pelle, che consente di assorbire in profondità i farmaci per la formazione di collagene attraverso gli strati di tessuto.
Con Phuc ci sono suo marito, Bui Huy Toan, e un altro uomo che ha fatto parte della sua vita da quando aveva 9 anni: il fotoreporter dell’Associated Press di Los Angeles, Nick Ut. Nick pensa a Phúc come a una figlia e si preoccupa quando, durante le loro normali telefonate, descrive il suo dolore. (fonte:https://www.theguardian.com/us-news/2015/oct/26/vietnam-wars-napalm-girl-kim-phuc-has-laser-
treatment-to-heal-wounds)

L’impulso iniziale della carriera di Nick come fotoreporter è dovuto a un altro dramma, questa volta più personale. La morte del fratello, fotografo per la stessa AP, nel 1965.
«Dopo la morte di mio fratello, avevano le sue fotocamere Leica, Rolliflex e Nikon. Ho preso le fotocamere e ho imparato molto. […] Eddie Adams, il famoso fotografo che ha fotografato i Vietcong, ha lavorato per AP Saigon. Molti fotografi famosi lavoravano lì.
Un giorno c’erano monaci buddisti che si bruciavano a Saigon. Il mio capo ha detto: “Nicky, vuoi andare a fare una foto?” Ho pensato: “Non sono un fotografo”, ma ha detto: “Vai a scattare qualcosa!”

Il fratello di Nick Ut, ucciso nel 1965. La sua morte spinse Nick a intraprendere la carriera di fotoreporter
Il fratello di Nick Ut, ucciso nel 1965. La sua morte spinse Nick a intraprendere la carriera di fotoreporter

Così ho scattato alcune foto. Il giorno dopo, la mia foto era in prima pagina. Questo è ciò che mi ha fatto diventare un fotografo.
Quando a New York videro il potere nella foto [di Kim], dissero che volevano usare subito l’immagine.
La fotografia apparve immediatamente sulla prima pagina di ogni quotidiano e in TV.
Il giorno dopo ci furono proteste contro la guerra in tutto il mondo. Giappone, Londra, Parigi… Ogni giorno, la gente protestava a Washington DC, fuori dalla Casa Bianca. Napalm Girl era ovunque.

Molte persone dicono Napalm Girl o Napalm Photo, ma quando parlo della foto la chiamo Terrible War. Molte persone imparano dalla mia immagine. Persone che vogliono aiutare. Quando vedi persone ferite o persone che hanno bisogno di aiuto, non puoi guardare solamente e lasciar morire la gente.

[Terrible war] ricorda [la vicenda umana di] Kevin Carter e la sua foto dell’uccello in attesa di mangiare il piccolo bambino. Ecco perché [lui] si è ucciso. Per la ragazza del napalm, se non l’avessi aiutata e fosse morta, avrei ucciso anche me stesso.» (fonte: https://petapixel.com/2012/09/19/interview-
with-nick-ut-the-photojournalist-who-shot-the-iconic-photo-napalm-girl/ )

La storia è stata raccontata da Emanuele Zanardini.

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