Jacopo Di Cera autore di “Fino alla fine del Mare”

Jacopo di Cera - Fino alla fine del Mare
Intervista a Jacopo Di Cera, fotografo professionista e autore del progetto "Fino alla fine del Mare"

Buongiorno Jacopo Di Cera e benvenuto in Fotografia Moderna!

Nel tuo curriculum si legge che hai studiato con Oliviero Toscani, che hai esposto i tuoi lavori al Museo di Roma in Trastevere ed hai raggiunto la quarta posizione ad un concorso di National Geographic. Veramente un bel curriculum, complimenti!
Adesso parliamo del tuo lavoro “Fino alla fine del mare” il quale sta riscuotendo un grande successo, è stato esposto anche a Milano al Mia Fair registrandoil record di vendite delle tue opere.
Insomma, il tema dell’immigrazione è molto seguito e suscita grande interessema, non noti che nel quotidiano in realtà questo grande interesse viene spesso lasciato nel dimenticatoio?

E’ il tema contemporaneo per eccellenza.
Suscita interesse per moltissimi motivi, e credo che ognuno di noi che lavora nella comunicazione e nell’arte abbia in qualche modo l’obbligo di raccontare, di fare in modo che le persone vedano, capiscano, pensino.
Il tema dei flussi umani è un tema che ci ha accompagnato nei secoli e che sicuramente ci toccherà nei prossimi decenni.
Non si può fermare.
Credo che dovremo affrontarlo ogni giorno nel giusto modo, sensibilizzando e cercando di capire.
Con le proprie menti.
Sarà difficile lasciarlo nel dimenticatoio in quanto farà sempre più parte della nostra vita quotidiana.

Jacopo di cera
Jacopo Di Cera nel suo progetto Fino alla fine del Mare

2) Le tue fotografie sembrano veri e propri quadri, sei riuscito a cogliere da un semplice “legno” il significato più intrinseco nascosto nella storia di quel barcone, raccontaci, come è nato questo progetto?

Il cimitero delle barche di Lampedusa è un luogo unico. Tutto è nato qualche anno fa osservando una foto scattata dall’elicottero di Massimo Sestini che mi era rimasta impressa nella mente.
E da li ho voluto vedere e capire.
Da lontano questi barconi raccontano tristezza attraverso la loro fatiscenza ed il loro abbandono.
I sentimenti che si possono provare osservandoli da una certa distanza sono di desolazione e dramma.
Avvicinandosi però lo sguardo cadeva su elementi fatti di colori e di forme artistiche uniche. Dall’abbandono, dalla tristezza e dal dolore stava nascendo una diversa consapevolezza.
Da quel momento ho iniziato a scattare, e più scattavo più vedevo arte, ispirazione e quindi speranza.
E cosi piano piano, viaggio dopo viaggio le foto dei barconi di Lampedusa si sono moltiplicate diventando un progetto sempre più corposo e completo.

Fino alla fine del Mare
Jacopo Di Cera nel suo progetto Fino alla fine del Mare

3)Lampedusa, terra Siciliana.
Di solito le fotografie scattate in questi luoghi sono prettamente paesaggistiche, ma tu sei voluto uscire dai soliti scatti trattando un argomento tanto scomodo quanto impegnativo, interessante e decisamente attuale.
Per te significa forse anche stimolare la mente e la creatività di altri fotografi che sul posto in genere preferiscono ritrarre nelle proprio foto il solo paesaggio?
Hai voluto sottolineare che dietro a quelle splendide coste si celano in realtà anche storie di vite oramai perse il quel mare così limpido?

Lampedusa è un’isola stupenda. Martoriata dal 2010 dal calo del turismo a causa di una campagna mediatica sulla migrazione eccessiva e forse errata, che l’ha distrutta economicamente.
Oggi, dopo sei anni, l’economia si è in parte ripresa ed anche la creatività artistica e fotografica sta rinascendo.
In questi anni devo essere sincero ho visto più fotografi in cerca di migranti che di paesaggi. Lo sforzo creativo che mi sono imposto era di parlare di questo tema attraverso un linguaggio completamente diverso, astratto, che potesse lasciare spazio alla mente di chi lo vede di poter pensare, ragionare, fantasticare.
Il tema della migrazione è sicuramente un tema doloroso ma che deve anche dare speranza. E nel piccolo, attraverso queste immagini astratte l’intento è quello di sperare

Jacopo di Cera - fotografo
Fotografia di Jacopo di Cera

4) Rilassiamoci un po’, parliamo un po’ di te Jacopo, quando e da cosaè nata questa tua passione? Quando hai scoperto che la fotografia era il tuo futuro?

La fotografia è stato all’inizio del mio percorso, 15 anni fa, una forma di evasione, un “mio momento ed un mio spazio”.
Ma più il tempo passava e più capivo che la fotografia era per me un linguaggio, una forza che avevo dentro per poter dire qualcosa e raccontare il mio punto di vista.
Non poteva esistere per me un viaggio, un’ osservazione, un momento senza poterlo raccontare attraverso la macchina fotografica.
Credo che nella vita esistano le passioni, che rilassano e distraggono, e poi le attività che danno un’energia diversa, a se stessi ed agli altri.
Questo è ciò che è successo a me con questa fantastica arte, la fotografia.

Snow Monkey Jacopo di Cera
Jacopo Di Cera nel suo progetto Snow Monkey

5) Guardando sul tuo sito ho scoperto che hai viaggiato molto, e sono rimasto ammaliato dalle foto del lavoro “Snow Monkey“, le scimmie che vivono tra le Alpi Giapponesi e passano le loro giornate nelle Onsen, piscine d’acqua calda.
Quanto è importante viaggiare per un fotografo? “Quanta farina porta nel proprio sacco?”

E’ il mio fil rouge.
Il viaggio è per me un momento fondamentale per poter raccontare.
So bene che le storie possono essere ovunque,anche quella del vicino di casa, Ugo Mulas diceva che non c’era bisogno di un passaporto pieno di timbri per essere un fotografo, bastava entrare in casa del vicino, nella porta a fianco, e li c’era sicuramente una storia da raccontare.
E’ vero. Anche questo è vero.
Ma credo che ognuno debba trovare la propria strada e il proprio modo di esprimersi attraverso le giuste fonti di ispirazioni.
Sin da piccolo ho sempre avuto la valigia in mano.
L’esplorazione, la curiosità, la fame di voler vedere, conoscere e capire è sempre stata la mia fonte, la mia spinta.
D’altronde, anche questo progetto parla del viaggio, il viaggio dell’uomo che oggi è il vero tema contemporaneo.

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Jacopo Di Cera nel suo progetto Reborn

6) Sei riuscito a fotografare un evento straordinario come la nascita delle tartarughe di mare sulla spiaggia del Costa Rica, sei stato invidiato da tutta la redazione di Fotografia Moderna!
Che cosa si prova in quei momenti? Non hai pensato, anche solo per un attimo di  posare la macchina fotografica e goderti il momento? Come sei riuscito a collimare le emozioni con il lavoro?

Un momento cosi non lo scorderò mai. Nato da una semplice curiosità di vedere questa famosa spiaggia in cui erano previste migliaia di tartarughe la settimana successiva.
La cosa mi incuriosiva molto e decido di andare a vederlaal tramonto.
Magicamente arrivano piano piano alcune testuggini, che nell’arco di un’ora si moltiplicano fino a riempire completamente la spiaggia.
La natura aveva invaso il territorio ed io avevo la fortuna di essere li, di vivere un momento magico, unico, irripetibile. Senza altri esseri umani, e soprattutto con la luce (di solito depongono di notte).
La forza di questi animali, la caparbietà, la loro infinita voglia di portare a termine un percorso nonostante i chilometri percorsi a nuoto e l’immane fatica di scalare una spiaggia mi aveva catapultato in un’altra dimensione.
Già essere li ad osservare questo momento mi rendeva un privilegiato.
In quel momento, sono sincero, ho faticato a scattare, ma era un racconto, una storia, un momento di vita che dovevo e volevo condividere.
Ho scattato con tempi lunghi, in bianco e nero.
Come lo sbarco in Normandia sentivo questa energia e forza naturale inarrestabile che andava immortalata mantenendone le sensazioni trasmesse.
E’ stata un’esperienza surreale, unica ed indimenticabile.

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Jacopo Di Cera nel suo progetto 49 Hours

7) Hai quasi lo stesso stile di Jack Kerouac nel fantastico libro “Sulla Strada”, una persona alla ricerca dell’avventura e con l’intenzione di scoprire sempre qualcosa di nuovo. La globalizzazione ha portato questo spirito dentro ognuno di noi, chi più chi meno, ma viaggiare è parte fondamentale almeno in noi che vogliamo scoprire e vedere realtà ancora mai viste.
Di tutti i tuoi viaggi, quale possiamo definire come luogo che maggiormente ti ha segnato in questo tuo percorso fotografico? Perchè,E cosa ti ha trasmesso?

Domanda complicata!
In effetti ogni luogo ha sempre donato sensazioni uniche ed importanti, dai paesi sud americani a me molto cari fino alla recente scoperta del Giappone, paese misterioso quanto intenso.
Un paese dalla infinite facce che mi ha particolarmente colpito e segnato in quanto estremamente complesso da raccontare.
Un paio di anni fa ho avuto l’occasione di raccontare in maniera rapida e inaspettata una parte del territorio americano attraverso un viaggio di 49 ore da una costa all’altra, da Phoenix ad Atlanta a bordo un camion freezer.
Questo viaggio non era previsto e forse neanche voluto, ma mi sono ritrovato sopra questo camion a condividere un’avventura veloce, rapida, fulminea che ho tradotto in scatti dal finestrino.
Un punto di vista particolare, quello del driver che guida per ore e ore e vede accanto a se cambiare il mondo.
Dai deserti dell’Arizona, alle trivelle Texane, al Mississippi, fino ai verdi prati dell’Alabama e Georgia.
Un lavoro che ovviamente ho chiamato, 49 ore.

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Fotografia di Jacopo Di Cera

8)Tralasciando il sillogismo letterario, in riguardo al tuo stile fotografico, non riusciamo a paragonarti, o quantomeno a delinearti in un ben definito “stile”, sembri essere un fotografo molto duttile, che si plasma a seconda della situazione da raccontare. Ma forse in realtà avrai anche tu un fotografo di riferimento, raccontaci.

In effetti sono nel pieno di un cambiamento ed una presa di coscienza artistica personale molto forte, e quindi molto complessa.
Ho sempre cercato utilizzare la mia fotografia come strumento di racconto con un codice artistico votato al reportage.
Anche con Fino alla fine del Mare sto raccontando una storia, attraverso però uno stile completamente diverso oltre che attraverso supporti un po inusuali per la fotografia, come il legno.
Ovviamente questo lavoro mi allontana di molto da tutto ciò che era il passato e mi tende verso una prospettiva molto interessante per il futuro.
Questo percorso, questo salto o meglio questa presa di consapevolezza l’ho maturata nel tempo ma sicuramente una grande mano me l’ha offerta la frequentazione di studio con Toscani.
La sfida nel trovare sempre un punto di vista personale, lo sforzo nella semplificazione del messaggio e quindi nello scegliere una propria cifra stilistica semplice e lineare, l‘importanza del dettaglio,ma soprattutto il segreto di un vero fotografo sta nella sua libertà e coraggio è stato cio che ho imparato leggendo e ascoltando questo grande maestro.
Maestro di fotografia e più in generale di comunicazione.
Un’esperienza che mi ha fatto fare un viaggio intenso ed interno fondamentale.

Jacopo Di Cera Fotografia
Fotografia di Jacopo Di Cera

9) Jacopo, tutti noi  abbiamo a che fare con i famosi “tre fantasmi” della nostra vita quello del passato, del presente e del futuro. Per te quale di questi tre è il fantasma che possiamo definire “tuo amico”?

In questo momento storico della mia vita non ho dubbi che sia il presente.
Sto vivendo un momento artistico intensissimo, ricco di crescita, di incontri di sviluppo.
A breve porterò “Fino alla fine del mare” ad Arles, il festival per eccellenza, un punto di riferimento per ogni fotografo.
Un sogno che avevo da sempre e che per la prima volta sto realizzando.
Il futuro è una sfida, complessa e difficile, ma che mi appassiona e mi riempe di energia.
Del passato sono fiero, e ogni passo e scelta fatta è quella mi ha portato oggi qui, anche all’onore e al piacere di poter rispondere a queste domande.

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Fotografia di Jacopo Di Cera per il progetto Fino alla fine del Mare

10) Questa domanda è un must di Fotografia Moderna, è una domanda fotografica ma che trasmette ai lettori il senso che ognuno di noi vuole dare alla vita e a come la percorre: Jacopo Di Cera, a colori o in bianco e nero?

Oggi decisamente a colori. Senza alcun dubbio. Domani chissà.
Non ci sono regole e il bello è potersi esprimere sempre liberi, senza limiti. Questo è il fascino dell’arte e della fotografia.

Grazie mille per l’intervista che ci hai rilasciato, speriamo di ritrovarti di nuovo, magari con un racconto di qualche tuo splendido viaggio!

Ecco il link per leggere maggiori informazioni sulla tua mostra “Fino alla fine del Mare”.

Per essere informato sulle prossie interviste dei fotografi emergenti e affermati iscriviti alla newsletter di Fotografia Moderna!
Avrai anche un ebook in omaggio!

 

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