HomeLezioni di FotografiaCulturaDagherrotipo: La rivoluzione della fotografia

Dagherrotipo: La rivoluzione della fotografia

Il dagherrotipo è stato il primo processo fotografico di successo commerciale nella storia della fotografia dal 1839 al 1860. Prende il nome dall’inventore Louis Jacques Mandé Daguerre, in pratica ogni dagherrotipo è un’immagine unica su una lastra di rame argentato.

A differenza della carta fotografica, un dagherrotipo non è flessibile ed è piuttosto pesante, ma preciso, dettagliato e nitido. Ha una superficie a specchio molto fragile e poiché la piastra metallica è estremamente vulnerabile, la maggior parte dei dagherrotipi sono presentati in un alloggiamento speciale. 

Infatti esistevano diversi tipi di custodie: un modello aperto, una custodia pieghevole, gioielli etc.. Erano molto costosi e al tempo solo i ricchi potevano permettersi di farsi fotografare.

I dagherrotipi in Europa non sono molti, sono sparsi in collezioni istituzionali e private di tutto il mondo. Molti aspetti del dagherrotipo devono ancora essere scoperti. Possono aiutarci a comprendere l’impatto della fotografia sulla storia sociale e culturale dell’Europa.

Dal dagherrotipo alla fotografia

Annuncio di un fotografo con il dagherrotipo
Annuncio di un fotografo con il dagherrotipo

La fotografia nasce ufficialmente il 7 Gennaio del 1839, e l’inventore a cui viene attribuita l’invenzione del dagherrotipo, l’inizio della storia della fotografia, è lo studioso Louis Mandé Daguerre.

La scoperta del Dagherrotipo venne illustrata da François Jean Dominique Arago durante l’Accademia di Francia nel 1830, l’invenzione che mando in estasi la popolazione del tempo era chiamata “dagherrotipia“.

In questo articolo cercherò di rispondere alle domande più comuni come:

Come viene creato un dagherrotipo? Chi ha inventato la fotocamera del dagherrotipo? Il dagherrotipo è ancora usato oggi? In che modo Daguerre ha creato le sue fotografie? Quale problema ha incontrato Louis Daguerre nelle sue prime stampe? E infine quali sono le caratteristiche di un dagherrotipo?

Nascita del dagherrotipo

Ci furono delle controversie in passato su chi fosse il vero padre della fotografia, il fisico inglese William Henry Fox Talbot, che si avvicina di più all’idea che abbiamo ora della fotografia, cioè una matrice che può essere impressa infinite volte.

Il dagherrotipo viene presentato in tutto il mondo come scoperta importantissima, fino al 1840 che grazie a Macedonio Melloni, durante una relazione all’Accademia delle Scienze di Napoli, viene presentato anche in Italia (il 12 Marzo).

Prima fotografia della storia con il dagherrotipo
Prima fotografia della storia con il dagherrotipo

Da qui ha inizio uno degli strumenti più importanti per raccontare la storia.

Nata da uno strumento relativamente antico, si evolve anno dopo anno, seguendo l’evoluzione scientifica, verso lo strumento principale per la narrazione della storia umana.

Figlia della cultura del mondo, la storia della fotografia è in continuo cambiamento, paese dopo paese assorbe sempre novità e metodi diversi, fino a far diventare la luce la penna per disegnare.

Primo Dagherrotipo

Come funziona il dagherrotipo

Il Dagherrotipo è il primo esempio fisico di apparecchio fotografico, inventato da M. Daguerre, era composto da due scatole di legno che scorrono una dentro l’altra per la messa a fuoco, una fessura per inserire la lastra di rame sul retro e un obiettivo frontale, creato con vetro e ottone.

Il dagherrotipo di Louis Daguerre

Il dagherrotipo, la prima macchina fotografica della storia, è lunga ben 26,7cm chiusa, estendibile fino a 50,8cm.
La lente è un vetro convesso di 406mm di lunghezza focale, con un diametro di 83mm.
La luce che entrava logicamente era minima (f/16) e ogni modello venduto aveva inciso al lato della macchinetta “Il Dagherrotipo”.

Prima macchina per dagherrotipo

La fotografia dopo la scoperta del dagherrotipo dilaga, i proprietari di quest’invenzione fotografavano tutto quello che trovavano davanti, emozionandosi per la scoperta straordinaria.
Gli scatti assumevano ancora più importanza perché erano unici, venivano riprodotti direttamente su una lastra che a seconda dell’angolo in cui veniva visualizzata si notava il positivo o il negativo.

Daguerre ottenne grazie alla sua invenzione una pensione vitalizia di 6000 franchi l’anno, concessa dal Re di Francia per la sua scoperta, ed è considerato tutt’ora il vero padre della fotografia.

Come funzionava un dagherrotipo

Significato di dagherrotipo

Il 1839 è ufficialmente l’anno della fotografia, di Daguerre, e dell’invenzione del dagherrotipo, proprio per questo lo strumento fotografico è considerato come il primo prototipo di macchina fotografica della storia. Il suo significato è molto forte, è stato il primo modello ad aprire la strada al mondo odierno della fotografia.

Perché si chiama dagherrotipia?

Il nome della tecnica deriva dal cognome del suo inventore principale, Daguerre, e dal greco “tupos”, che significa “impressione”. La tecnica fu presentata per la prima volta all’Académie des Sciences di Parigi nel gennaio del 1839 e fu immediatamente riconosciuta come un’importante innovazione tecnologica.

La dagherrotipia si diffuse rapidamente in Europa e negli Stati Uniti e divenne molto popolare durante la seconda metà del XIX secolo. Fu utilizzata soprattutto per la produzione di ritratti, ma fu anche utilizzata per la fotografia di paesaggi, architetture e oggetti d’arte.

Con l’avvento della fotografia su carta e della fotografia a colori, la dagherrotipia cadde in disuso. Tuttavia, rimane una tecnica fotografica importante nella storia della fotografia, perché ha aperto la strada alla creazione di immagini fotografiche permanenti e ha permesso di catturare dettagli molto fini. Inoltre, ha avuto un impatto significativo sulla cultura visiva del XIX secolo, contribuendo a diffondere la pratica della fotografia tra il grande pubblico.

Come fare un dagherrotipo

  1. Lucidare e pulire una lamina per renderla il più possibile riflettente
  2. Esporre questa lastra di argento o di rame ai vapori del bromo o dello iodio (a seconda della scuola di pensiero, sono entrambi dei reattivi agli alogeni) Il vapore creerà una superficie di alogenuro d’argento
  3. Inserire la lastra nella fotocamera e scattare la foto
  4. Si sottoespone la lastra ai vapori di mercurio per effettuare lo sviluppo della foto
  5. Lavare via dalla lastra i residui di ioduro d’argento con una soluzione di tiosolfato di sodio.

La storia ci insegna che è tutto in continua evoluzione, sopratutto il mondo della fotografia che cambia e migliora giorno dopo giorno. Il passaggio avvenuto tra il dagherrotipo originale ed una macchina fotografica è stato talmente tanto ampio che è inutile fare un paragone.

Si può di certo dire che è stato il precursore di un’era che ha segnato i tempi.

Le tecniche fotografiche sono rimaste più o meno sempre le stesse, limando molti dettagli e ampliandone altri. Basta guardare il nostro corso sulla fotografia per rendersi conto dei cambiamenti che ci sono stati.

Quanto vale un dagherrotipo

I prezzi record superiori a $ 30.000 sono stati pagati per i singoli dagherrotipi all’asta. In un’asta di Sotheby’s del 1988, un gruppo di 11 dagherrotipi vennero venduti a più di $ 50.000. Un ritratto comune (molti si trovano in colori tinti a mano) di un individuo sconosciuto in condizioni pulite generalmente valgono fino a $ 30

Cosa sono i dagherrotipi?

Il processo della dagherrotipia prevedeva l’uso di una lastra di rame argentata che veniva lucidata fino a diventare molto liscia. Questa lastra veniva poi esposta alla luce per un certo periodo di tempo, durante il quale si formava un’immagine latente. Successivamente, la lastra veniva sviluppata attraverso l’uso di vapori di mercurio, che permettevano di rendere visibile l’immagine. Infine, la lastra veniva fissata per rendere l’immagine permanente.

I dagherrotipi erano principalmente utilizzati per la produzione di ritratti, grazie alla loro capacità di catturare dettagli molto fini e alla loro resa tonale. Inoltre, i dagherrotipi erano in grado di produrre immagini molto nitide, grazie alla loro capacità di catturare i dettagli più piccoli.

Si può riprodurre un dagherrotipo?

Sebbene i dagherrotipi siano immagini uniche, potrebbero essere copiati “ri-dagherrotipizzando” l’originale. Le copie sono state prodotte anche mediante litografia o incisione. Possono essere scansionati digitalmente ovviamente.

Qual è stato un vantaggio del metodo dagherrotipo?

Il dagherrotipo aveva due vantaggi rispetto al processo cartaceo di Talbot. In primo luogo, il dagherrotipo era cristallino, mentre le immagini di Talbot non erano nettamente definite perché le imperfezioni nel negativo di carta riducevano la qualità della stampa finale.

In secondo luogo, il processo di Daguerre era liberamente disponibile al pubblico (il governo francese aveva dato a Daguerre una pensione a vita), mentre Talbot brevettava la sua invenzione e addebitava commissioni per la licenza del suo utilizzo.

Alessio Fabrizi
Alessio Fabrizi
Alessio, fondatore di Fotografia Moderna dal lontano 2015 con l'obiettivo di creare una community unita di fotografi italiani. Cerco sempre notizie che possano interessare gli appassionati di fotografia, mi diverto a fare recensioni di attrezzature fotografiche e consigliare con guide all'acquisto le migliori alternative sul mercato. Iniziata come passione è diventato in poco tempo uno dei portali più cliccati d'Italia arrivando a raggiungere più di 1 milione di appassionati ogni anno finendo per essere un lavoro a tempo pieno dove ogni giorno impiego il mio tempo per cercare notizie o migliorare il sito.
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