Intervista a Federico Bonifazi

Intervista a Federico Bonifazi

Federico Bonifazi, classe 1981, appassionato di viaggi e fotografia è riuscito a fondere i due interessi in una vita sempre in viaggio dove cerca di raccontare tramite i suoi scatti le emozioni e colori di luoghi e culture diverse.

1) Cosa significa per te fotografare? È un modo per raccontare quello che vedi con i tuoi occhi al resto del mondo?

Fotografare per me equivale a raccontare e condividere le mie esperienze e i miei pensieri, ciò che mi incuriosisce e mi affascina.

Scatto tanto in Italia quanto all’estero e ciò mi permette di intrattenere rapporti con persone speciali, ognuna con una propria storia. Ogni progetto che inizio e che porto a termine mi da lo slancio per il successivo.

 

2) Abbiamo visto nei tuoi lavori un reportage del Giappone, cosa hai vissuto al tuo ritorno in Italia? Quali sono state le differenze culturali maggiori che hai riscontrato?

Il Giappone é uno dei pochissimi paesi che visito regolarmente, ho quindi avuto modo di conoscere sempre più questa nazione e portare avanti numerosi progetti fotografici.

La prima volta che lo visitai fu nel 2003 e mi sembrò una terra quasi aliena, con tanto ordine e mille contraddizioni, rimasi affascinato da Tokyo, una delle prime metropoli che vedevo, e dalle luci che la notte la rendevano una città fantascientifica.

Rimasi quasi folgorato dalla dicotomia tra modernità e tradizione e nei viaggi successivi mi sono concentrato proprio sulla figura che più rappresenta questo aspetto: la geisha, portando avanti un progetto decennale che proprio quest’anno è stato raccolto in una mostra condivisa con mio fratello al Museo delle Civiltà di Roma

In questi anni sono stato testimone di molti cambiamenti culturali e sociali, ho vissuto il boom del turismo e le difficoltà che ha portato anche alla fotografia, un esempio su tutti il quartiere di Gion a Kyoto, in questi ultimi anni infatti le geisha vengono prese d’assalto dai turisti che, poco rispettosamente, vedono in loro un mero fenomeno folkloristico.

 

3) Leggiamo che preferisci una fotografia ritrattistica, come funziona quando scatti in giro e cerchi di riprendere una persona sconosciuta? Avvisi sempre? Cerchi di non farti notare? Una delle parti più difficile nella Street Photography è proprio questa, intrattenere un contatto con persone sconosciute senza sapere come possono reagire. Ci puoi raccontare come agisci?

Prevalentemente osservo le situazioni, se trovo una momento interessante lo fotografo nella sua spontaneità, subito dopo cerco sempre di parlare con il soggetto per farmi raccontare chi è, che mestiere svolge, dove vive, se ha o meno una famiglia, tutto quell che mi racconta mi è quasi sempre d’ispirazione per ulteriori scatti che ampliano e contestualizzano ancora di più la sua storia

Ci sono casi in cui le persone sono più restie a farsi fotografare, a volte provo ad insistere con una battuta oppure facendogli i complimenti per un abbigliamento o un’acconciatura particolare o anche chiedendo di dirmi qualcosa di loro, solitamente, dopo averci parlato un po’ ed essere entrati in confidenza, mi permettono di fotografarli e mi chiedono di inviargli le foto tramite email o i social network.

Ci sono altre situazioni in cui il rifiuto è più netto ed in quei casi rispetto totalmente la volontà del soggetto.

 

4) Con gli animali è molto più semplice, non hai problemi di riscontri legali o altro, ma a loro svantaggio hanno l’imprevedibilità. Cosa che non si nota se uno osserva le tue foto, soprattutto in questo scatto sembra che la scimmia si sia messa addirittura in posa per farsi fotografare. Scimmia vanitosa o tecnica particolare?

Foto di Federico Bonifazi
Foto di Federico Bonifazi

Credo sia dovuto alla mia pazienza e abitudine ad attendere il momento giusto.

Con gli animali è tutto più complicato perché nel momento in cui tenti di interagire, fuggono, con l’esperienza quindi ho imparato a mimetizzarmi, documentarmi e a capire le abitudini della fauna che intendo fotografare.

Per questo macaco giapponese ho dovuto attendere un bel po’ prima di scattare, soprattutto a causa delle altre persone, ultimamente infatti il Jigokudani Yaen Koen sta diventando sempre più un luogo che le agenzie inseriscono nei loro tour e ciò comporta assembramenti di persone che sono poco avvezze al rapporto con animali.

I macachi, seppur abituati all’essere umano, quel giorno erano freneteci per via del vociare, per scattare questa foto ho dovuto quindi aspettare che il luogo si svuotasse e che i primati si rilassassero immergendosi nelle calde acque dell’onsen, ho quindi potuto iniziare a scattare le foto che volevo e tra le altre a questo macaco proprio nel momento in cui si è accorto che ero uno dei pochissimi a essere rimasto

 

5) Qual è il tuo kit da viaggio quando esci a fotografare?

Rigorosamente Nikon.

Facendo una fotografia di reportage vario molto tra street, ritratti e naturalistica, scelgo quindi accuratamente l’attrezzatura in modo da potermi sempre muovere leggero e libero da impedimenti.

Porto raramente con me più di un paio di ottiche alla volta e solo in determinate situazioni in cui ho la necessità di portare a casa lo scatto mi muovo con doppia reflex.

Preferisco le ottiche fisse, ma ho comunque tra la mia attrezzatura zoom che sono un buon compromesso tra comodità, versatilità e costi

 

6) Hai un profilo Facebook seguito da 7.000 persone, cosa ne pensi dei Social Network? Stanno cambiando il mondo della fotografia in meglio o in peggio?

Come tutti i cambiamenti ha portato molti vantaggi e svantaggi, è uno strumento molto potente che sta dando voce e risalto a molti fotografi, è innegabile che fino a 10/15 anni fa era necessaria molta più gavetta, attenzione ai dettagli e alla pubblicità per raggiungere gli stessi risultati che oggi si possono raggiungere con meno impegno e dispendio di risorse sui social network

Lo reputo quindi uno strumento pubblicitario, sarebbe fuorviante, per chi si approccia alla fotografia, cercare consensi o critiche unicamente attraverso questo mezzo, non si deve infatti cadere nell’errore di misurare con i like e le interazioni sui social network la propria bravura o maturità artistica.

 

7) Come ti vedi tra 10 anni? Sempre in giro per il mondo a fotografare?

Assolutamente si, non riesco a vedere un cambiamento di vita così radicale che mi impedisca di fare quello che sto facendo da 15 anni ad oggi. Continuerò a fotografare e viaggiare visitando posti nuovi e ritornando  in quelli che ho già visitato per nuovi progetti o documentare eventuali cambiamenti negli anni. Il bello di quello che faccio è proprio questo, non avere la certezza di dove andrò da qui a 10 anni e dei progetti fotografici che starò portando avanti

 

8) Il mondo della fotografia è un mondo difficile, soprattutto riguardo i guadagni, tu sei riuscito ad esporre i tuoi lavori in molte mostre e contribuire con testate importanti come National Geographic Italia. Quanto è durata la tua gavetta? È stato difficile farsi notare?

Sicuramente farsi notare è una delle cose più difficili da raggiungere nell’era della fotografia digitale, si viene costantemente bombardati sui social network da fotografie e fotografi più o meno talentuosi e spesso ci si scoraggia per dei pareri ricevuti da persone con troppa sufficienza e poca esperienza o si fa l’errore di credersi arrivati per dei traguardi meramente numerici (like/following/etc.).

La gavetta è molto lunga e ci si deve accontentare di progetti sottopagati o in sponsorizzazione. È soprattutto importante cercare e mantenere rapporti con altri fotografi o editor, spesso si incontrano delle persone quando non si ha la giusta maturità artistica o i giusti progetti ed è quindi fondamentale tenere sempre vivi i rapporti

 

9) Cosa consigli ad un giovane che si sta inserendo da poco nel mondo della fotografia?

Come primo step: studiare facendo corsi, andando alle mostre fotografiche, confrontandosi con altri fotografi, etc. Una volta raggiunto un buon livello tecnico, si deve uscire a fotografare in ogni occasione, essere sempre critici con le proprie fotografie, fissarsi degli obiettivi e tenere un alto livello di curiosità. Durante tutto questo periodo è fondamentale avere bene a mente qual è il genere fotografico più congeniale ed elaborare un proprio stile.

 

10)Questa è una domanda cult per gli spettatori di Fotografia Moderna. Come vive Federico Bonifazi la vita, a colori o in bianco e nero?

Ho deciso di intraprendere questa professione ispirato dai lavori di Steve McCurry, quindi per me la fotografia è rigorosamente a colori, il fascino del bianco e nero attrae sempre, ma la realtà è a colori, ogni cosa che noi vediamo ha miliardi di sfumature che vanno apprezzate in tutta la gamma cromatica.

Grazie mille Federico per questa intervista, alla prossima!

Per saperne di più: Pagina ufficiale Facebook di FedericoSito Ufficiale