Marco Tancredi – Human (P) Rights

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Fotografia di Marco Tancredi

Marco Tancredi, nato a Potenza nel 1986.
Appassionato di fotografia e autore di una mostra fotografica sui diritti della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans), con l’obiettivo di combattere gli stereotipi e i pregiudizi verso chi discrimina e non accetta la “diversità”

Marco Tancredi, benvenuto su Fotografia Moderna!
E’ un piacere per noi ospitare un fotografo come te molto presente nel sociale, quando si toccano certi argomenti purtroppo nel nostro paese siamo ricoperti da bigottismo e a volte anche da un finto buonismo.
Nel resto del mondo “la diversità” è stata integrata con la naturalezza giusta, nel nostro paese rimane un forte muro che si contrappone ai diritti umani più elementari.

Da cosa pensi sia dovuto questo “fermo psicologico”?
Pensi che la chiesa sia uno dei dei punti chiave di questo blocco?

Di certo la Chiesa può essere uno dei motivi per il quale molte persone hanno difficoltà a comprendere la realtà e a riuscire ad ‘accettare’ la comunità LGBT come ‘normale’ ma non può essere certo la giustificazione per tutta la violenza alla quale molte persone, ogni giorno, vengono condannate.
Posso capire le difficoltà teoriche di comprensione legate alla nostra appartenenza religiosa ma credete davvero che Dio giustificherebbe l’uccisione di tante persone innocenti, ‘colpevoli’ di avere un orientamento sessuale differente da quello che la società ci ha abituato a considerare come ‘normale’?
Personalmente ho sempre vissuto il mio rapporto con Dio in modo molto particolare e ho sempre inteso Dio come unione e quindi come costruzione di qualcosa, non certo distruzione. Per questo, in fin dei conti, dico che si, la Chiesa può essere uno dei motivi che rema contro l’integrazione delle persone ma è per lo stesso motivo che dico di no, che non può essere Dio a capo di tutto questo.
Se è vero che siamo dotati di libero arbitrio è vero anche che siamo noi a scegliere se capire, comprendere e, quindi, ‘accettare’ oppure se vogliamo condannare ciò che è altro da noi.

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Fotografia di Marco Tancredi

2) Per la mostra “Human (P)Rights “(di cui sei stato premiato anche dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris) hai partecipato ai Pride di Foggia e Napoli, fotografando i volti e le emozioni di chi scende in piazza per manifestare i propri diritti, ma attenzione, in piazza non c’erano solamente omosessuali o trans, ma anche eterosessuali che si sono battuti per i diritti dei loro amici, dei loro parenti, di tutti noi.
Quali sono le emozioni che hai provato in quei momenti?

Ormai sono diversi anni che mi occupo, come ricercatore e come semplice attivista, di problematiche relative alla comunità LGBT e tutti pensano che io sia gay perché altrimenti non mi esporrei così tanto, perché “… infondo, non ti interessa nulla”.
Sembra una cosa da niente ma, al contrario, ci mostra quanto siano forti e radicati lo stereotipo e il pregiudizio, anche nella comunità LGBT stessa.
Anni fa, all’inizio di questo mio percorso di ricerca, ho fatto un’esperienza molto forte, fatta di violenza, fisica e psicologica, che ho deciso di non ignorare ma di ricordare ogni giorno della mia vita, nel lavoro e anche fuori da esso.
Perché scatto ai Pride? Perché partecipo a questi cortei?
Perché se riesci ad abbandonare lo stereotipo, se riesci a sospendere il giudizio riesci a sentire un’aria diversa. In mezzo al corteo del pride, soprattutto negli ultimi anni, puoi sentire il profumo della libertà. Pianti di gioia che sfogano la sofferenza di un soffocamento quotidiano al quale, lo ripeto, la società condanna le persone omosessuali e trans, abbracci, baci e tanti tanti sorrisi: questo è il pride.
Uno dei pensieri che più mi porto dietro e che mi accompagna nel mio percorso è quella di Gandhi: “Bisogna essere il cambiamento che vogliamo vedere”.
Forse è per questo che scatto ai pride, per mostrare a tutti la vita che c’è ma anche quella che noi ci ostiniamo a voler soffocare.

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Fotografia di Marco Tancredi

3) Ultimamente si sentono proposte legislative, si vedono persone più propense ad accettare realtà diverse, ma si ha sempre la sensazione che c’è un muro trasparente che non vuole venire giù totalmente.
Sei positivo o negativo verso il popolo italiano?

Assolutamente positivo, basti pensare alla partecipazione ai pride. Rispetto al mio primo pride la partecipazione della comunità eterosessuale è aumentata moltissimo, a tal punto che quelli che venivano chiamati ‘Gay Pride’ ora sono chiamati ‘Human Pride’.
Un piccolo grande risultato frutto dell’immenso lavoro che tante persone conducono per le strade della città, nelle scuole e nelle istituzioni per diffondere informazioni corrette e per sensibilizzare la gente verso la comunità LGBT.
Purtroppo, però, rimane ancora molto da fare per raggiungere una piena integrazione della suddetta comunità ma, si sa, il cambiamento richiede del tempo. L’importante è continuare a lavorare e a sensibilizzare ma soprattutto, secondo me, è necessario che le persone vogliano conoscere davvero la verità.

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Fotografia di Marco Tancredi

4) Grazie Marco per questa piccola parentesi, era molto importante e volevamo dargli il giusto spazio, ora parliamo un po’ di te dal punto di vista lavorativo.
Chi è Marco Tancredi? Quando ha scoperto la passione per la fotografia?

Marco Tancredi è una persona come le altre, semplice, sempre alla ricerca di nuovi stimoli ma, soprattutto, alla ricerca della verità.
Non quello che gli altri vogliono, non quello che la cultura e la società impone e nemmeno quello che la maggior parte della gente subisce.
Sono una persona che, la verità, la ricerca a prescindere da tutto ciò, anche se dovesse rivelarsi ‘scomoda’.
Sono nato a Potenza, una piccola città capoluogo della Regione Basilicata, ma sono andato via subito dopo aver conseguito il Diploma di Maturità Scientifica.
Arrivo a Napoli a 19 anni per intraprendere gli studi presso l’Università degli Studi Federico II presso la quale ho dapprima conseguito il Diploma di Laurea in Sociologia e poi il Diploma di Laurea Magistrale in Politiche Sociali e del Territorio presso il Dipartimento di Scienze Sociali. Come nasce la mia passione per la fotografia?
È una domanda che mi è stata e mi sono posto tantissime volte alla quale, però, trovare una risposta è molto difficile tanto da spingermi a credere che questa meravigliosa passione non sia mai nata e che sia sempre stata dentro di me.
Ho sempre pensato di essere una persona molto sensibile e ho sempre lottato per cercare di esserlo il più possibile.
Mai vorrei che qualcosa mi sfuggisse, mai vorrei fare del male a qualcuno e mai vorrei che qualcuno me ne facesse. Pertanto essere attenti a quanto e quanti ci circondano è per me fondamentale.
La fotografia, la MIA fotografia, è soprattutto espressione della sensibilità ed è forse per questo che c’è un profondo legame con ognuna dei miei scatti. Mostrarle agli altri, all’inizio, non è stato facile ma ora sono felice di condividere attimi della mia vita, pezzi della mia sensibilità con gli altri.
Ho imparato e continuo ad imparare molto dal confronto con gli altri e sono convinto che la fotografia, così intesa, possa essere uno strumento molto utile per costruire e diffondere una cultura migliore e più inclusiva.

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Fotografia di Marco Tancredi

5) Pulcinella, Totò, Maradona, ma in realtà Napoli è molto altro. Napoli è una città dalle mille sfumature. La città “criminale” come viene raccontata dalle serie televisive, ma è anche la città romantica del caffe al porto durante il tramonto. E’ passione, è amore verso la propria città, è “l’ospite è sacro”, è “se c’è posto per due c’è anche posto per tre”.
Ho visto le tue foto “Living Naples”, complimenti, per questo volevo chiederti, come vivi Napoli? Quale sfumatura secondo te corrisponde alla realtà?

Napoli ha letteralmente stravolto la mia vita, in positivo e anche in negativo. Napoli è talmente tante cose che sono arrivato a capire che si possa dire solo ciò che senza mai riuscire a trovare qualcosa che le manca. Napoli è civile ma è anche incivile; è onesta ma è anche omertosa, criminale; offre i panorami migliori del mondo, così belli da farti scoppiare il cuore di gioia quando la vivi e di nostalgia quando sei costretto a stare lontana da lei; Napoli è folklore, è accoglienza ma è anche invadenza… insomma Napoli è davvero tutto, un attimo tira fuori tutto l’amore che è in te e l’attimo dopo riesce a farsi ‘odiare’.
Ma anche per guardare ciò che è solo una città servono occhi puliti dal pregiudizio. Arrivai a Napoli con la mano sulla tasca posteriore del mio pantalone, sicuro che qualcuno mi avrebbe rapinato, conoscevo Napoli solo da quello che i media rimandavano alle persone e, purtroppo, era quasi sempre negativo.
Per fortuna Napoli mi ha accolto, ho voluto conoscerla nelle sue diverse sfaccettature e lei me le ha mostrate, me le ha trasmesse.
Il risultato? Me ne sono innamorato!

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Fotografia di Marco Tancredi

6) Quali sono i tuoi prossimi progetti? Possiamo avere qualche anteprima?

Innanzitutto continuerò il progetto ‘Human (P)Rights, ho intenzione di renderlo itinerante e sto lavorando per portarlo in giro per tutta l’Italia e anche oltre.
Nel corso della sua inaugurazione, a Napoli, ho avuto un riscontro molto positivo e sono andato anche oltre le mie aspettative e questo mi ha mostrato ancora di più il forte valore che possono avere degli scatti fotografici.
Con l’inizio del nuovo anno scolastico cercherò di coinvolgere le scuole, dalle materne ai licei. Devo farlo per me, devo farlo per tutte le persone che mi sostengono, devo farlo per chi, dopo aver visitato la mia mostra fotografica, mi ha confidato di aver dato loro una speranza e devo farlo per tutte le persone che, quella stessa speranza, potrebbero trovarla.

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Fotografia di Marco Tancredi

7) Le foto piacciono a tutti, ma vivere di fotografia non è per tutti.
In passato abbiamo visto come in molte parti del mondo il ruolo del fotografo è pagato molto bene, qui in Italia diciamo che le maggiori entrate si fanno tramite matrimoni o eventi in particolare.
Cosa consiglieresti ad un giovane fotografo che si sta affacciando verso questo mondo?

Purtroppo questo è il tasto dolente della categoria. Conosco tanti bravi fotografi che sono partiti dal mio stesso sogno, quello di raccontare il mondo attraverso i loro occhi e che poi sono finiti a fare i matrimoni. Io non penso affatto che chi fotografa ai matrimoni sia un fotografo di serie B anzi è proprio perché credo il contrario che i matrimoni li ho sempre rifiutati. La fotografia è un mondo enorme e complesso e credo che ognuno, alla fine, riesce a trovare la sua dimensione.
Diciamo solo che io ho bisogno di legare ogni mio scatto a qualcosa che mi appartiene fortemente, sia esso una sensazione o un evento particolare della mia vita o della vita degli altri che, però, rientri anche nella mia.
Sono un sociologo e mi sono sempre occupato di problematiche sociali, ho sempre cercato di conoscere ciò che mi sta vicino ma che non conosco. Ma, soprattutto, ho sempre sentito un forte legame con la natura e con quello che è in grado di comunicarci.
L’unico consiglio che sento di poter dare a chi si affaccia verso questo mondo, quindi, è quello di intendere la fotografia esclusivamente come una passione e di non curarsi troppo dei giudizi degli altri ma di pensare solo ad alimentare la curiosità, di continuare ad osservare le diverse realtà che ci circondano e di sperimentare.

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Fotografia di Marco Tancredi

8) La fotografia è emozione, è sensazione, è vivere il momento e renderlo eterno. Proprio per questo in quei secondi si vivono 10’000 emozioni in contemporanea che a volte è difficile dipingere con una singola istantanea.
Ci vuoi raccontare un episodio che ti è rimasto impresso?

Tante sono le foto alle quali sono particolarmente legato, è difficile sceglierne una soltanto. Tuttavia mi piace raccontare sempre come è nato uno dei miei scatti più significativi, che utilizzo spessissimo per aiutare le persone a capirne di più quando si parla della comunità LGBT.
Lo scatto in questione è un primo piano di un ragazzo che si strofina l’occhio mentre piange. Conosco il ragazzo in questione e, in quel momento eravamo al Pride di Foggia dello scorso anno. Dopo avergli scattato questa foto mi sono avvicinato a lui e, dopo averlo abbracciato gli ho chiesto perché stesse piangendo.
Mi ha detto che, le sue, erano lacrime di gioia e che era felice. Per la prima volta nessuno lo giudicava o lo prendeva in giro; per la prima volta si sentiva libero di essere se stesso. Lacrime di gioia, si, ma che lasciano trasparire tutta la sofferenza che si cela dietro ad una persona, esclusa da una società chiusa, culturalmente ottusa. Si, forse questo è il mio scatto più bello e più brutto allo stesso tempo.

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Fotografia di Marco Tancredi

9) L’aforisma che senti che ti appartiene di piu’?

Come già detto, uno dei pensieri che più sento mio è quello di Gandhi secondo cui “Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere”.
Troppe sono le volte che condanniamo senza però fare nulla per rendere il mondo un posto migliore o semplicemente per cambiare in meglio una situazione che non va bene. È giusto comprendere che le persone creano il mondo e che, quindi, sono le stesse persone che lo rendono migliore o peggiore.
Nel mio piccolo cerco di muovermi vero ciò che voglio vedere, verso un mondo pieno di amore.

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Fotografia di Marco Tancredi

10) Visto il tuo lavoro “Raimbow Race” questa domanda ha una risposta quasi scontata, ma noi te la facciamo lo stesso: La tua vita, la vivi in bianco e nero o a colori?

Il bianco è il nero sono due colori molto belli e affascinanti, soprattutto nella fotografia. Ma se questa parla della vita, della mia vita, deve necessariamente accogliere tutti i colori esistenti.
Il bianco ed il nero mi ricordano qualcosa di passato, creano un collegamento con una mancanza, un’assenza, con qualcosa che non c’è più.
Io voglio vivere dal presente in poi, senza dimenticare quel bianco e nero.

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Fotografia di Marco Tancredi

Marco grazie mille per il tempo che ci hai dedicato, ti aspettiamo volentieri per il tuo prossimo progetto!

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