Paola Tornambè si presenta: Io e la Fotografia

Foto di Paola Tornambe
Foto di Paola Tornambe

Mi chiamo Paola Tornambè.
Classe 1982, sono nata a Roma da madre romana, che mi ha trasmesso l’amore per le
lettere, e da padre siciliano da cui ho ereditato l’amore per la Sicilia.
Sono una fotografa, scrittrice e blogger.
Laureata in Scienze Politiche e diplomata fotografa all’Accademia Cromatica di
Roma, mi sono dedicata alla fotografia di reportage e contemporaneamente ho seguito
un filone di ricerca personale, fatto di una particolare fotografia artistico –
sperimentale, in bianco e nero. Fedele compagna, che mi ha permesso di trasformare
le visioni interiori in scatti concreti, la mia Nikon D70.
Ho partecipato a diverse esposizioni con i miei lavori, tra cui le mostre personali:
all’Atelier 35 di Roma e al Museo Mandralisca di Cefalù (Pa). Selezionata al
concorso Vittorio Bachelet, sono stata inserita nell’archivio storico del Museo di Arti
e Tradizioni Popolari di Roma. Ho presentato il mio reportage In volo con
Marinella su IES TV. Sono inserita nel libro: “Essenza di un’isola”, pubblicato da Io
Donna, il femminile del Corriere della Sera. Sono presente sui siti: “Astisti del Mare”
e “Tempo di Scatto”.
Negli ultimi anni ho unito le mie grandi passioni: scrittura, fotografia e natura, e ho
creato il blog: animadeiluoghi.blogspot.com.
In me convivono due filoni fotografici apparentemente distanti tra loro: quello della
fotografia paesaggistica, composto da scatti dove il colore è l’elemento chiave, e
quello più intimo della fotografia creativa, rigorosamente in bianco e nero.
Entrambi i filoni rappresentano la mia personalità. Amo moltissimo la natura, i suoi
colori, la solarità. Ma in me c’è anche un’altra parte: riflessiva, interiore e un po’
complicata, che ha bisogno di esprimersi attraverso una fotografia sperimentale:
quella che presento oggi, con enorme piacere, a Fotografia Moderna, ringraziandola
per la bellissima opportunità di raccontarmi.
Questo tipo di fotografia mi permette di esternare la parte più profonda della mia
anima, di esprimere di ciò che mi urla dentro, quasi fosse una liberazione. “Sento” la
vita, “sento” lo scorrere del tempo che in me si materializza con delle sensazioni nette
e molto forti, diventando quasi concreto e tangibile. Guardando dettagli anche
apparentemente insignificanti della realtà che mi circonda, capita di ricevere
rivelazioni improvvise e abissali sul senso della vita e sul suo scorrere. La mia arte si
nutre di queste cose ed è volta a rendere visibili anche agli altri le mie sensazioni.
In questo mi aiuta la ricerca sulla particolare tecnica del mosso (lungo tempo di esposizione e movimento della  macchina, del soggetto o di entrambi) che è diventato
il mio principale mezzo di espressione artistica. Credo che la vita sia fluire, scorrere,
perciò è nel movimento (perché da esso nascono) che si possono meglio cogliere
e raffigurare le emozioni e i contrasti  umani. Ma non solo. La natura e tutta la vita
stessa, sono in eterno movimento. Nulla è mai veramente fermo, neppure la morte
stessa lo è. E così, solo dentro al movimento penso che si possa cogliere la verità delle
cose e sintonizzarsi con il ritmo della natura. La chiave sta nella trasformazione. Le
mie immagini sono proprio volte ad esasperare questo movimento, affinché anche
quello più lento e impercettibile, sia rivelato ai nostri occhi. Questo è il senso della
mia fotografia artistico – sperimentale, fatta di scatti volutamente mossi, immagini in
trasformazione, sfumate, nebbiose, contorte. Atmosfere e suggestioni che suggeriscono lo scorrere del tempo e le percezioni che nascono in chi, questo tempo lo vive.
In particolare, il lavoro che vi presento oggi si intitola: “Figure diluite”, dove per
figure si intendono gli esseri umani, e con diluite il loro perdersi tra le rovine del
tempo. La figura umana è riconoscibile, ma il corpo si scompone e diventa parte dello
sfondo – esterno. E’ qui che si consuma il dramma dell’esistenza umana: destinata a
durare un solo istante, per poi dissolversi nel tempo e nello spazio che fagocita in un
vuoto senza confini.
Le figure diluite siamo tutti noi, incastrati in una vita che scorre in un continuum di
lacerazione. Noi, fatti di passato e futuro nell’istante stesso presente. Un tempo senza
presente.
Siamo scomposte creature, senza più soggettività, dove rimane solo la traccia,
oggettiva, dell’essenzialità umana. Diventata parte della natura stessa e dello suo
scorrere.
Risultano immagini visionarie; fotografie che trattengono l’uomo: imprigionato in
uno scatto che tuttavia è in grado di raccontare il suo essere in continua evoluzione.
Le “Figure diluite”, con onore sono accompagnate da un testo poetico inedito di Fabio
Strinati. Artista poliedrico (poeta, compositore, aforista, artista visivo), è presente in
diverse riviste ed antologie letterarie. Da ricordare: il Segnale, Sìlarus, Osservatorio
Letterario – Ferrara e L’Altrove, Erba d’Arno, Il Grandevetro, Etnie, Diario1984.
Direttore della collana poesia per le Edizioni il Foglio e curatore della rubrica
Retroscena per il Foglio Letterario, ha inoltre all’attivo diversi libri pubblicati e
alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo e romeno.

Fotografia di Paola Tornambè
Fotografia di Paola Tornambè

Di seguito, la sua poesia per le “Figure”:

FIGURE DILUITE IN UN MAGNETISMO NEL VUOTO

Le forme cambiano la muta
disseminate in uno spazio
vuoto senza limiti
oltre un confine assottigliato
che rassomiglia a linee
di una fisionomia di ruggini
nella nebbia e scompare
in una scena
tra le rovine del tempo,

l’oblio che nell’antro
scompare in un ibrido

un languore di melanconia
tra le rime di una forma neutra.

Le forme indossano tracce
mescolate coi geni
di una clessidra in cellule
d’ossigeno in un manipolo
di immagini contorte
in contrasti visivi e sfocati
da ossessioni di uno sfogo
tra le fisime del tempo,

l’attimo che assume
la sua forma vaga fino a scomparire
in un pianto sdoppiato,

e quel sentimento nebuloso
che si disseta nel dissolvimento.

FABIO STRINATI