Alberto Korda e Ernesto Che Guevara – ¡Hasta la lejenda (siempre)!

Alberto Korda e la foto al Che Guevara

C’è un uomo che corre nella selva, sotto una pioggia di proiettili. Sta cercando un compagno rimasto indietro. Deve eseguire un ordine e lui sa cosa significa. È stato un soldato. E sa cosa significa la libertà. È stato un partigiano.

Trova il compagno piegato su se stesso, sofferente per un attacco d’asma. Per fortuna l’uomo sa come fare per scacciare la crisi. Anche sua moglie ne soffre.

Inginocchiati, dice al compagno, ma sottovoce, perché non sembri un ordine improvvidamente impartito al carismatico comandante argentino. Pratica un massaggio dalle spalle al collo, lentamente. Dopo mezz’ora i due possono ricongiungersi ai loro compagni.

Pochi giorni dopo, i due, che sono diventati grandi amici, incrociano lo sguardo per l’ultima volta. Gino ha 32 anni, pettinato con la riga da una parte. «I miei uomini non riescono più a camminare, i chiodi degli scarponi graffiano i piedi. Puoi fare qualcosa?» «Finisco e ti chiamo.» Ernesto fa il medico.

All’improvviso sono su di loro centinaia di soldati. Cercano riparo. Ernesto, ferito al collo, viene trascinato da un’altra parte.

Non si vedranno mai più.

(fonte: http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/destini-incrociati/sogno-rivoluzione-guevara-gino-113020-gSLAgJHs)

 

Gino Doné Paro (nei paesi di lingua spagnola si assommano i cognomi di entrambi i genitori), partigiano in gioventù, era l’unico italiano, anzi il solo europeo, a bordo del Granma, l’imbarcazione con la quale Fidel Castro e altri 81 barbudos sbarcarono a Cuba è vi iniziarono la rivoluzione.

Gino Donee Paro,el Italiano, guerrigliero a Cuba
Gino Donee Paro,el Italiano, guerrigliero a Cuba

Saranno testimoni oculari di ingiustizie sociali

Il suo compagno era Ernesto Che Guevara. Salvandolo avrebbe contribuito a consegnarlo a una fine non meno cruenta, il 9 ottobre 1967, ma inconsapevolmente alla leggenda.

Il giovane Ernesto Guevara de la Serna, studente di medicina, intraprese con l’amico Alberto Granado, professione biochimico, un viaggio attraverso l’America Latina, a cavalcioni di una moto, la Poderosa II. Un’avventura dal Cile al Venezuela, attraverso quella «maiuscola America» che «mi ha cambiato molto più di quanto pensassi».

Saranno testimoni oculari di ingiustizie sociali; si imbatteranno nella dura realtà di uomini e donne lasciati a se stessi dalle istituzioni; condivideranno con i più deboli, come i lebbrosi o minatori, le ingiustizie e i soprusi dei potenti.

«Lì, in quegli ultimi istanti per gente il cui orizzonte più lontano è sempre stato arrivare a domani, è dove si coglie la profonda tragedia che condensa la vita del proletariato di tutto il mondo; c’è in quegli occhi moribondi una sommessa richiesta di perdono e anche, molte volte, una disperata richiesta di consolazione che si perde nel vuoto, come presto si perderà il corpo nell’immensità del mistero che ci circonda.
Fino a quando continuerà questo ordine delle cose basato su un’assurda suddivisione in caste, è qualcosa cui non sta a me rispondere, però è ora che i governanti dedichino meno tempo alla propaganda delle qualità del loro regime e più denaro, moltissimo denaro in più, per la realizzazione di opere di utilità sociale.» (fonte: Ernesto Guevara, Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta, Feltrinelli, 1993)

Vicende che entreranno nel bagaglio esperienziale del Che e faranno da miccia per le sue future lotte.

L’eroe dei due mondi

Che Guevara, viene ripetuto, è nell’immaginario collettivo mondiale il Garibaldi del nostro tempo.

Nel mondo intero, non solo in Italia, sono innumerevoli le piazze al cui centro campeggia una statua di Garibaldi, l’Eroe dei due mondi. […]

Il combattente per la libertà che poi si ritira a Caprera e non diventa l’uomo di potere che le sue imprese avrebbero potuto consacrare.

Che Guevara è eroe emblematico anche per questo. Non è diventato Fidel Castro. Dopo aver vinto a Cuba è ripartito per la Bolivia per continuare a combattere per la giustizia e la libertà degli uomini, e ci è morto.

È l’eroe perfetto. (fonte: http://www.doppiozero.com/materiali/che-icona)

E un eroe perfetto ha bisogno di un’icona che lo renda immortale.

Battezzata dal suo autore come il Guerrilliero heroico, questa famosa foto del Che […] fu scattata da Alberto Korda, mentre copriva come foto-giornalista per il periodico La Revolución, di Cuba, i funerali delle vittime della nave La Coubre (sabotata nel porto di L’Avana il 4 marzo 1960 n.d.a.). Secondo Korda il guerrigliero stava a 8-10 metri dalla tribuna dove parlava Fidel Castro, (Korda) stava attrezzando una fotocamera Leica M2 provvista di un teleobiettivo medio e una pellicola Kodak Plus-X Pan.

Ernesto Che Guevara, l'icona
Ernesto Che Guevara, l’icona

Tutto è successo in mezzo minuto

«Il Che era rimasto sullo sfondo, quando ho capito che si stava avvicinando alla ringhiera, dove Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir stavano guardando il fiume della gente. Ce l’ho nell’obiettivo, ne scatto uno e poi un altro negativo, e in quel momento il Che si ritira. Tutto è successo in mezzo minuto» ha detto il fotografo più tardi, in un’intervista.

Quando raggiunge il giornale e sviluppa il negativo, Korda sa che è una buona immagine del Che, ma il giornale non la pubblica.

Ma l’immagine finale, che ora conosciamo ed è così popolare, in origine non era così quando è stata pubblicata ingrandita dal suo autore. (fonte: http://elnacional.com.do/%C2%93guerrillero-heroico%C2%94-la-foto-mas-difundida-en-todos-los-tiempos/)

Alberto Korda, Guerrillero Heroico
Alberto Korda, Guerrillero Heroico

Un giorno l’editore italiano Giangiacomo Feltrinelli si trova a Cuba. Il fondatore della famosa casa editrice, aveva avuto il merito di pubblicare il romanzo Il dottor Živago, di Boris Pasternàk. A Cuba conoscerà Fidel Castro, che gli affiderà l’opera di Che Guevara, Diario in Bolivia, che racconta la sua ultima avventura.

Rivoluzionario a suo modo, Feltrinelli morirà preparando un attentato a un traliccio dell’alta tensione a Segrate, Milano.

Giangiacomo Feltrinelli presenta Il dottor Zivago
Giangiacomo Feltrinelli presenta Il dottor Zivago

Va nello studio di Korda. Cerca una fotografia del Che. Alberto lo ha fotografato molte volte. Gli mostra molte fotografie. Feltrinelli sceglie proprio quella.

Non è la fotografia che conosciamo. Alberto l’ha scattata il 5 marzo del 1960 durante un funerale. Guevara era sul palco, il fotografo in basso. È da questa posizione che vede la postura monumentale del personaggio, occhio fiero e malinconico, che guarda lontano.

L’eroe, ce l’ha insegnato Barthes, deve guardare lontano, verso il futuro collettivo.

Alberto scatta. Ma la sua fotografia è orizzontale, a sinistra c’è un personaggio di profilo, a destra una pianta ornamentale. Il Che è al centro.

L’eroe glorioso e pensoso e quello della sua passione

Feltrinelli si porta via la fotografia e dopo un po’ di tempo decide di usarla per un manifesto. Ma nel manifesto non vediamo la stessa fotografia. L’immagine è stata tagliata, il personaggio a sinistra e la pianta sono scomparsi. Adesso è un primo piano verticale. Di quel manifesto vengono stampati migliaia di esemplari. Ma il successo è tale che presto diventano centinaia di migliaia, forse milioni.

Che cosa è successo? Che cosa ha fatto scattare questo successo a valanga?

La faccenda è stata analizzata molte volte. Il riferimento iconografico è evidente. Guevara ha i capelli alla nazarena, è visto dal basso, monumentalizzato. È il santo, addirittura il Cristo, la cui missione è stata quella di redimere gli uomini […].

Per Che Guevara si è poi aggiunta un’altra potente fotografia, quella che i militari boliviani hanno fatto fare a Camiri, dove il Che è stato ucciso.

Se avessero avuto un po’ di cultura pittorica probabilmente non avrebbero fatto diffondere un’immagine così potentemente evocativa del dipinto del Cristo morto in forte visione prospettica di Mantegna che vediamo a Brera […].

Il cerchio è chiuso: due immagini entrambe cristiche, quella dell’eroe glorioso e pensoso e quello della sua passione. (fonte: http://www.doppiozero.com/materiali/che-icona)

L’immagine modificata è stata riprodotta su una vasta gamma di media diversi, sebbene Korda non abbia mai chiesto diritti d’autore perché ha pensato che l’immagine del Che rappresentasse i suoi ideali rivoluzionari. Più la sua immagine si diffondeva e maggiore era la possibilità che gli ideali del Che si diffondessero.

Fu solo nel 2000 che intraprese un’azione legale (vinta n.d.a.) in risposta a una società che utilizzava la fotografia del Che per vendere vodka.

«Usare l’immagine di Che Guevara per vendere la vodka è un insulto al suo nome e alla memoria, non ha mai bevuto, non era un ubriaco, e la bevanda non dovrebbe essere associata alla sua memoria immortale… Come sostenitore degli ideali per i quali è morto Che Guevara, non sono contrario alla sua riproduzione da parte di coloro che desiderano diffondere la sua memoria e la causa della giustizia sociale in tutto il mondo.» (fonte: http://www.arthistoryarchive.com/arthistory/photography/Alberto-Korda.html)

Dicembre 2006, Cuba.

Si festeggia il cinquantesimo dello sbarco del Granma sull’isola caraibica. Il paese è lontano da quello che i rivoluzionari che avevano lottato contro Batista sognavano. Ciò nonostante, in un clima reso ancora più particolare dalle misteriose condizioni di salute del lider maximo, i festeggiamenti hanno inizio. Sul palco insieme a Raul Castro ci sono gli eroi del Granma, i superstiti di quegli 82 uomini che guidarono la rivoluzione. Non sono molti, perché erano stati ridotti 50 anni prima dagli spietati soldati di Batista e col passare del tempo dalla vecchiaia. Il gruppo dei guerriglieri si è molto assottigliato e ora è costituito da un manipolo di uomini anziani dagli sguardi lucidi e carichi di emozione. Tra di loro c’è anche el italiano, Gino Doné.

Celebrazione dei 60 anni dell'approdo del Granma
Celebrazione dei 60 anni dell’approdo del Granma

«Andare lì e sono andato lì, sono ritornato da poco. Mi son sentito 50 anni più giovane. Cuba è stato un esempio di purezza, di dignità, di idealismi puri.» (fonte: http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/destini-incrociati/sogno-rivoluzione-guevara-gino-113020-gSLAgJHs)

«Ci sono degli ardimentosi che sposano la causa dell’ingiustizia contro i popoli e della libertà, che hanno uno spirito internazionalista e che come il Che e anche Gino Doné – che in Italia aveva fatto la lotta di liberazione dal fascismo, – combattono dovunque ci sia un popolo da liberare.» (fonte: Gino Doné torna a Cuba, El Moncada, Anno XVIII n°3/4, luglio 2010, pag. 23

La storia di Alberto Korda è stata magistralmente raccontata dal nostro Emanuele Zanardini.

Le altre storie raccontate da Emanuele:

Commenta questo articolo

Condividi