Elliott Erwitt | Le Frasi Più Belle

Le frasi più belle di Elliott Erwitt
Le frasi più belle di Elliott Erwitt

Le frasi più belle e famose di Elliott Erwitt

La raccolta delle frasi più belle e famose di Elliott Erwitt in un unica pagina
Il suo nome originale è Elio Romano Erwitz, nato a Parigi nel 1928 è uno dei fotografi più famosi a livello mondiale.

Lo abbiamo segnalato anche nella nostra classifica 10 fotografi più famosi della storia inserendo i suoi libri anche nella classifica dei migliori libri sulla fotografia.

I suoi scatti in bianco e nero ritraggono le situazioni di tutti i giorni, rendendo il suo stile inconfondibile. Segui lo stile di Henri Cartier Bresson, maestro dell’attimo decisivo.

Le frasi più belle di Elliott Erwitt

  • La fotografia è il lavoro dell’anima.
  • La fotografia è tutta qui: far vedere a un’altra persona quel che non può vedere perché è lontana, o distratta, mentre tu invece sei stato fortunato e hai visto.
  • Le fotografie non si preparano, si aspettano. Si ricevono.
  • Alcune foto non sono fotografie. Sono immagini con una faccia sopra. Non sono foto cattive, anzi sono molto carine, ma le buone fotografie sono quelle che mostrano ciò che nessuno di solito vede o vuol vedere.
  • Viaggiare è fondamentale per avere nuovi stimoli.
  •  Ho fatto di tutto, ma preferisco il tipo di lavoro che ha a che fare con la condizione umana invece che con gli oggetti.
  • Se una foto può migliorare il mondo non so, ma non mi riguarda.
  • Di me dicono che sono un umorista: le mie foto dei cani che saltano quando gli abbaio, o suono la trombetta… La cosa più difficile e utile al mondo è far ridere la gente.
  • Quel che conta nella buona fotografia è l’attenzione alla condizione umana.
  • Fotografare è soprattutto “essere lì”.
  • La comunicazione oggi è molto veloce, lo sguardo non si ferma. C’è bisogno di qualcuno che arresta lo sguardo su qualcosa e ti dica “guarda questo”.
  • Come tutti i regali, una buona fotografia non dev’essere né banale, né arrogante.
  • Io mi considero un “professionale”, ma le fotografie che amo sono quelle che faccio per hobby.
  • Io uso ancora la pellicola perché non sono capace.
  • Mi interessa fare una buona fotografia, non una dichiarazione. La foto che feci a Mosca, ad esempio, a Nixon che punta il dito sul petto di Kruscev… Io ero lì per fotografare frigoriferi a una fiera di prodotti americani, loro si misero a discutere davanti a me… Io mi preoccupavo solo di trovare una buona inquadratura. Poi Nixon la usò per una sua campagna elettorale, per fortuna quella volta non vinse. Ecco, quella foto ha mosso qualcosa, ma io non c’entro.
  • Fallo come se fosse un hobby.
  • Qualche volta ho fatto foto che forse erano utili. Segregazione razziale, Guerra fredda… Ma non l’ho fatto in modo premeditato. Le fotografie non si preparano, si aspettano. Si ricevono.
  • C’è bisogno di buone fotografie per bilanciare tanta spazzatura visiva in giro.
  • Volevo fare qualcosa di indipendente nella vita. La macchina fotografica ti porta in situazioni dove non andresti mai.
  • In un’intervista, a Mosca, un giornalista mi chiese: ma lei, era lì quando ha scattato questa foto? Be’, sembra ridicolo, ma continuo a ripensare a quella domanda. A volte un fotografo scatta automaticamente senza essere davvero lì.
  • Una rivista tedesca mi ha appena chiesto di fare un servizio con i Google Glass. È incredibile, per scattare devi solo dare un colpetto qui sull’asticella, presto basterà un battito di ciglia. Fotografare diventa uguale a vedere, non hai cornice, inquadratura, nulla.
  • Un fotografo non è un riformatore sociale.
  • Non mi ritengo un giornalista. Mi sono trovato in situazioni in cui la notizia si imponeva, ad esempio quando a Mosca mi passò davanti una sfilata militare coi missili che nessuno in Occidente aveva ancora visto. Ma solo perché ero già lì. Fotografare è soprattutto essere lì. Non amo essere messo in una categoria.
  • Sono le fotografie tranquille che mancano.
  • Non amo essere messo in una categoria.

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